Author: Mivhele Ruggiero

Un nuovo rinascimento europeo? Le ragioni di un no all’appello di Emmanuel Macron ai cittadini europei

C’è il nazionalismo “sovranista” di chi si oppone al progetto politico dell’Ue in nome di supposte identità particolari e dell’intangibilità delle (proprie) frontiere. E c’è il nazionalismo “continentale” di chi quel progetto lo vuole alterare per rispondere, in qualche modo, alla sua crisi, facendone un corpo securitario, ben perimetrato e controllabile. Tertium non datur – almeno, non nel dibattito politico e culturale corrente, sempre più appiattito su un presente senza prospettiva, nonché dimentico degli originari principi federalisti dell’Ue.

All’inizio del suo appello Per un Rinascimento europeo, il Presidente francese Macron dichiara di rivolgersi direttamente ai cittadini d’Europa per scuotere le coscienze davanti al pericolo dei nazionalismi: “il ripiego nazionalista non propone nulla; è un rifiuto senza progetto. E questa insidia minaccia tutta l’Europa: coloro che sfruttano la collera, sostenuti dalle false informazioni, promettono tutto e il contrario di tutto”. In tutta la prima parte della lettera, le rivendicazioni sul successo storico del progetto europeo, sui vantaggi che esso ha arrecato alle popolazioni (in primis, il mantenimento della pace in Europa), si accompagnano con il giustificato allarme per il pericolo del suo dissolvimento. Tutte argomentazioni fondate, che fotografano una situazione grave di crisi, che meriterebbe una risposta credibile, capace di incidere sui bisogni reali delle persone (non solo dei cittadini), evitando di far confliggere i diritti di questa o quella categoria, riequilibrando le condizioni economiche di singoli e gruppi, rilanciando una crescita tangibile e diffusa, e guadagnandosi così il necessario consenso. Una risposta proattiva, di indirizzo concreto, prossima (e, in quanto tale, passibile di essere sentita) proprio a coloro cui il Presidente si rivolge.

Nella proposta di Macron non si trova niente di tutto ciò, ma si intravvede ciò che Luigi Einaudi indicava come “l’espressione negativa del bisogno di unità dell’Europa”. L’Unione europea è presentata innanzitutto come “potenza” del quadro geopolitico globale, la cui unità è condizione di funzionamento. Senza questa unità, le singole nazioni non risultano  in grado di affrontare fenomeni che hanno cause e dinamiche globali. Anche un’unità imperfetta come quella attuale, ossia soggetta a continue negoziazioni, risulta lesiva delle capacità di risposta dell’Ue. Nel ragionamento di Macron, i nazionalismi particolari minacciano la Ue (intesa come “potenza”) soprattutto perché ne minano l’unità e non perché contraddicono apertamente la sua essenza politica: l’essere, cioè, uno spazio di libertà, giustizia, sicurezza che mette al centro della propria azione la persona (Carta dei diritti fondamentali dell’UE). Il “Rinascimento europeo” che formula Macron scorre infatti su binari lessicali e valori diversi: “resistendo alle tentazioni del ripiego e delle divisioni, vi propongo di costruire insieme questo Rinascimento su tre ambizioni: la libertà, la protezione e il progresso”. In tutto il testo, le parole “persona” e “diritti” risultano omesse (vi è solo una fugace citazione dei diritti sociali), come anche riferimenti espliciti alle Carte fondamentali dell’Ue. Ciò che interessa è il rafforzamento della confederazione, non la materialità dei suoi fondamenti costituzionali (che la Francia ha respinto nel corso della storia recente). Un rafforzamento che segue un verso identitario e securitario, segnato dal rafforzamento delle frontiere esterne.

“Nessuna comunità crea un senso di appartenenza se non ha limiti che protegge. La frontiera, significa la libertà in sicurezza. Dobbiamo pertanto rivedere lo spazio Schengen: tutti coloro che vogliono parteciparvi devono rispettare obblighi di responsabilità (rigoroso controllo delle frontiere) e di solidarietà (una stessa politica di asilo, con le stesse regole di accoglienza e di rifiuto). Una polizia comune delle frontiere e un ufficio europeo dell’asilo, obblighi stringenti di controllo, una solidarietà europea a cui ogni paese contribuisce, sotto l’autorità di un Consiglio europeo di sicurezza interna: credo, di fronte alle migrazioni, in un’Europa che protegge al contempo i suoi valori e le sue frontiere”. La proposta di riformare il Sistema Schengen è sicuramente il passaggio più preoccupante dell’appello, e non solo perché proviene dal Presidente di uno stato che ne ha sospeso, in maniera quasi continuativa, l’applicazione fin dal novembre 2015 (con la tacita tolleranza della Commissione). Nel testo, si postula un ulteriore incremento dei controlli, si ragiona in termini di protezione (evocando la penetrazione esterna come minaccia), si sottolinea il carattere rigoroso e stringente degli obblighi, in oltraggio ai principi del pensiero federalista originario, nato e sviluppatosi proprio sulla convinzione del superamento delle frontiere. La solidarietà è posposta alla sicurezza, mentre la frontiera è assunta a “garanzia” di quest’ultima. Sullo sfondo, migranti e richiedenti asilo sono i veri soggetti di questo passaggio, che nella logica della frontiera proposta rischiano di diventare, in maniera assoluta, extraeuropei (fuori, cioè, da un destino comune nell’UE).

Anche l’idea di creare un’Agenzia europea di protezione delle democrazie contro i cyber-attacchi e, soprattutto, la proposta di una Conferenza per l’Europa allo scopo di riformare l’Ue muovono da un’esigenza di protezione che mal si concilia con i principi dei fondatori dell’Ue. Se di insicurezza si volesse trattare in termini concreti, sarebbe assai più utile riconoscerne le radici nella precarietà dell’occupazione, nell’aumento crescente dei disservizi, nelle conflittualità sociali che ne discendono, anziché farne un fenomeno di frontiere e di hacker. Misurandosi su questi temi sarebbe, infatti, possibile contrastare l’insorgenza dei nazionalismi particolari che, con ricette di facile presa, calamitano moltissima rabbia sociale.

È forte il sospetto che il Rinascimento proposto da Macron sottintenda un obiettivo distante dai presupposti politici del federalismo: la creazione, cioè, di una nazione europea, protetta da frontiere quasi impermeabili e sostanzialmente avvitata su se stessa. Un nazionalismo su scala continentale, capace, sì, di contrapporsi ai tanti nazionalismi sovranisti colpevoli di togliere forza alla potenza unitaria, ma al prezzo di ricalcarne, in forme diverse, i principi del rafforzamento identitario e dell’intangibilità delle frontiere. Questo pericolo richiede una seria presa di coscienza, alla quale deve seguire l’elaborazione di risposte alternative, capaci di coniugare veramente visione federalista, diritti fondamentali e bisogni effettivi di tutte le persone che risiedono nei 28 (!) paesi dell’Unione europea. Un compito sicuramente problematico e non facile, che però, a poco più di due mesi dalle elezioni europee, si presenta come indispensabile.

 

Davide Rigallo

Segretario regionale AICCRE Piemonte

“Il reddito di cittadinanza: una visione ampia”. Eleonora Priori e Lisa Sella, martedì 26 febbraio 2019

Martedì 26 febbraio 2019, alle ore 21, presso la sede dell’associazione Argo (via Bertola 47, Torino), Eleonora Priori e Lisa Sella si confronteranno sul tema del reddito di cittadinanza.

Una definizione di reddito di base è data quella di Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght nel loro volume, di impostazione filosofica e economica, del 2017. Il reddito di base è: «un reddito versato da una comunità politica a tutti i suoi membri su base individuale senza controllo delle risorse né esigenza di contropartite». L’idea è antica, è un classico di molte riflessioni politiche provenienti da schieramenti diversi. Ora se ne parla moltissimo, anche in Italia, ma con riferimento ad un oggetto assai diverso. Il tema è e sarà sempre più importante, soprattutto di fronte al cambiamento della quantità di lavoro nella società e va ben al di là della sussistenza economica. Riprendendo le parole profetiche di Hannah Arendt nel 1958: “È una società di lavoratori quella che sta per essere liberata dalle pastoie del lavoro, ed è una società che non conosce più quelle attività superiori e più significative in nome delle quali tale libertà meriterebbe di essere conquistata. In seno a questa società, che è egualitaria perché tale è il modo in cui il lavoro fa vivere gli uomini, non c’è classe, aristocrazia politica o spirituale da cui possa partire una restaurazione delle altre capacità dell’uomo”.

Hannah, Arendt (1964), Vita activa: La condizione umana. Bompiani. Titolo originario: The Human Condition. 1958,University of Chicago Press.

Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght (2017), Il reddito di base. Una proposta radicale, il Mulino. Titolo originario: Basic Income: A Radical Proposal for a Free Society and a Sane Economy, Harvard University Press.

“L’Unità a Torino: una stagione lunga quarant’anni”

Giovedì 17 gennaio, alle 20.30, presso il Circolo 8 di via Ormea 6/bis (Torino), sarà presentato il progetto ideato da Michele Ruggiero e coordinato da Elena Ceretto Castiglione e Stefano Marengo.

Intervengono: Michele Ruggiero, giornalista e presidente dell’associazione “La Porta di Vetro” e Luciano Boccalatte, direttore Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea.

 

 

 

Il trailer del progetto

Come si declina la democrazia in termini contemporanei? Il secondo appuntamento del ciclo “Ragionare di politica: una proposta indecente”

Lunedì 28 gennaio alle 18, presso Argo, in via Bertola 47 (Torino), continua la proposta de “La Porta di Vetro”, che invita a ragionare di politica; ragionare e non urlare, accusare, offendere, sovrastare, discriminare. Ragionare con pacatezza rischia di apparire – nel mondo delle urla – una azione indecente … che noi difendiamo. La proposta è l’incontro tra generazioni diverse di persone tutto interessate al bene comune, guardando soprattutto a chi, più giovane, si propone di partecipare attivamente alla vita della nostra società. Ogni incontro è dedicato a un tema e inizia con due interventi programmati, con visioni non coincidenti sull’argomento, anche se non necessariamente opposte.

Dopo un primo incontro preparatorio, il primo dibattito (20 dicembre 2018) ha confrontato la complessità dei problemi – tale da allontanare il cittadino dai veri contenuti delle scelte –  con la estrema semplificazione dei nuovi mezzi di comunicazione.

E la democrazia, come si declina in termini contemporanei? Ecco il secondo tema, quello della democrazia deliberativa, modalità antica che riaffiora, o deve riaffiorare, nella nostra realtà. Se ne discuterà il 28 gennaio alle 18, presso Argo, in via Bertola 47, con le introduzioni di Giacomo Balduzzi e Filippo Barbera.

Terzo tema, dei tanti che affronteremo: il reddito di cittadinanza, come materia di profonda riflessione per le tantissime implicazioni che porta con sé.