Piemonte: futuro cercasi tra vecchia e nuova economia

Nell’articolo pubblicato nel primo numero de La porta di vetro fotografavo la realtà produttiva europea con una mappa al 2010; ora abbiamo una mappa più aggiornata, al 2011 (pubblicata nel 2014), riportata nella Figura 1. Questa mappa tiene maggiormente conto degli effetti più dirompenti della crisi, che hanno pesato sull’economia soprattutto dal 2009 al 2011.

Che cosa leggiamo: la mappa mostra che l’industria è localizzata nel centro-nord italiano e nel cuore della Germania. Per l’Italia si noti la fascia che va dal Piemonte all’Emilia-Romagna, al Veneto ed al Friuli-Venezia Giulia, per poi discendere lungo la fascia adriatica. La Germania più forte in campo industriale è quella meridionale, con settori produttivi anche molto simili a quelli del centro-nord italiano, soprattutto nella meccanica, costruzione di macchinari e mezzi di trasporto. Esiste anche una grande zona industriale centro europea, nei paesi di nuova acquisizione all’Unione. Si tratta però di quote produttive elevate cui non corrispondono altrettanto rilevanti valori assoluti di produzione. Riassumendo: il centro vitale dell’industria europea è ancora in Germania ed in Italia. Troveremo importanti conferme di quest’analisi in altri dati.

Pietro Terna - Porta di vetro - Piemonte - Futuro cercasi (finale)
Figura 1 – L’industria in Europa Eurostat, Regional Yearbook 2014

L’industria ha perso peso nella creazione di valore aggiunto, mentre il terziario – pubblico e privato – cresceva in modo corrispondente. La quota finale dell’industria, pari a circa il 25% della creazione del valore aggiunto regionale, è del tutto in linea con le tendenze dei paesi più sviluppati. Ma non dimentichiamo che, come abbiamo visto nella figura 1, la realtà dell’industria rappresenta un motore fondamentale non solo della nostra area, ma anche per il contributo che la nostra realtà dà al sistema economico europeo.

La visione che vorrebbe l’industria come appartenente al passato e il solo terziario come appartenente al futuro, è dunque lontana dalla realtà concreta del Piemonte. Per noi è fondamentale che il cosiddetto secondario, cioè il settore manifatturiero, continui a operare significativamente: certo, nell’ambito della sua dinamica, con molto minor occupazione che in passato, ma con un fondamentale contributo alla capacità di creazione di ricchezza e di esportazione, regionale e nazionale.

Tabella 1, I macro settori in Piemonte: breve storia del contributo percentuale alla formazione del PIL regionale. La Pubblica Amministrazione è inclusa nei Servizi. (Fonte: Censimenti, vari anni)

TABterna

Come mostra la figura 2, anche il terziario è strategico, con una distribuzione piuttosto uniforme europea; come si può rilevare osservando quella mappa tematica, ci sono gradi diversi di concentrazione: vediamo chiaramente le grandi capitali come Londra, Parigi, Roma e Madrid; le aree turistiche; le grandi aree dello sviluppo finanziario globale, molto evidente in Gran Bretagna ed Irlanda. Non si può però vivere di solo terziario: il comparto dei servizi di ogni tipo è fondamentale come contributo al benessere della società e della persona, ma deve fondarsi su un significativo tessuto industriale. Si noti anche come, pur con le percentuali della tabella 1, il Piemonte non sia comunque tra le regioni di spicco in campo terziario.

Ragionando ora in prospettiva, come ci ripromettiamo di fare in queste pagine, dobbiamo soffermarci sulla fondamentale figura 3, dove si misura il contributo in termini di ricerca e sviluppo sul prodotto regionale, nelle diverse aree dell’Europa.

La nostra regione non si colloca certamente tra le ultime, anzi contribuisce in modo significativo al sistema R&D dell’Europa, alla pari di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e fascia tirrenica, ma ben lontana da alcune regioni chiave dell’Europa, nel centro-sud della Germania, nel sud della Gran Bretagna, in Francia a Parigi e a Tolosa, dove le produzioni di spicco interagiscono con la ricerca più avanzata.

Figura 2 – Il terziario in Europa Eurostat, Regional Yearbook 2014
Figura 2 – Il terziario in Europa Eurostat, Regional Yearbook 2014

 

Figura 3 – Ricerca e sviluppo (R&D) in Europa Eurostat, Regional Yearbook 2014
Figura 3 – Ricerca e sviluppo (R&D) in Europa Eurostat, Regional Yearbook 2014

In una visione prospettica, per la nostra regione il sistema industriale è ancora significativamente presente nell’automobile, con FCA, Maserati, General Motor per la progettazione di motori, Italdesign Giugiaro con il ponte aperto con Volkswagen, Pinifarina. Con, elemento di grande importanza, l’intera filiera autoveicolare, dove emerge significativamente il ruolo del cosiddetto indotto.

Sono molto interessanti le analisi a http://www.to.camcom.it/Page/t01/view_html?idp=6555 a cura dell’Osservatorio sulla filiera autoveicolare della Camera di Commercio di Torino in collaborazione con l’ANFIA – Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica e con la Camera di commercio di Modena. La ricerca è ricorrentemente curata da Step Ricerche, http://stepricerche.it.

Dal rapporto 2014/2015 leggiamo che: “Vale 40 miliardi di euro il fatturato complessivo della filiera, in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente e 19 miliardi il fatturato piemontese, anch’esso in crescita del 3,2%. Risultano positive le performance di tutta la filiera, soprattutto dei subfornitori italiani (+7,3%) e dei designer piemontesi (+5,9%). Sono stati aperti 32 stabilimenti all’estero, localizzati in mercati lontani, a più forte crescita. La dipendenza da FCA è scesa al 29% in Italia e al 32% in Piemonte.”

Dalle slide della presentazione on line sempre all’indirizzo indicato, rileviamo che in Piemonte il 79% delle imprese della filiera autoveicolare (quindi con l’indotto in primo piano) esporta; il fatturato estero è il 37%. Il 44% investe in sviluppo di nuovi mercati.

Si tratta di un posizionamento che deve essere attentamente accompagnato dall’azione pubblica, anche cercando di attrarre nuovi insediamenti produttivi. Alcuni anni fa si riteneva che l’automobile fosse un prodotto maturo, non interessante per l’Europa. Se si prova a dirlo alla Germania …

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Un secondo settore, di grande prospettiva, ma ancor più bisognoso di azione strategica volta a trasformare un apparente peso in una grande opportunità, è quello della salute, con tutti i contributi e gli investimenti innovativi che ne derivano.

Nella nostra area esiste la Città della Salute e della Scienza (CSS), un sistema complesso che fa parte della comunità torinese e piemontese con un peso rilevantissimo; peso che si misura secondo prospettive molto diverse. Si tratta di quattro grandi ospedali (Molinette, Regina Margherita, Sant’Anna e CTO), che complessivamente costituiscono il maggior complesso ospedaliero nazionale e uno dei maggiori di Europa.

Pensando al futuro possiamo immaginare quella realtà come un motore di cambiamenti straordinari che possono investire il sistema sociale e produttivo, come fattori d’innovazione.
L’innovazione si diffonde in modi così complessi da essere difficili da riprodurre, gestire e accelerare: l’esperienza dimostra però che i grandi cambiamenti di paradigma scientifico e culturale hanno effetti rilevantissimi sulla realtà produttiva, spesso anche in campi diversi da quelli inizialmente previsti.

Se si ragiona in termini di sistema e in modo innovativo, si scopre che la CSS, e con essa l’intero sistema sanitario, costituiscono un motore straordinario per il benessere, la ripresa, la tenuta della città e della regione, e anche per il cambiamento tecnologico.

Un esempio concreto, molto interessante per questa riflessione, deriva dall’impegno di ricerca che l’IBM sta rivolgendo alla medicina, in particolare nella Information-Based Medicine.

Al contempo, è altrettanto strategico quanto la NASA sta studiando nel campo, con la Space medicine nel cui ambito “Researchers discuss how to keep astronauts safe and healthy during long trips through the solar system”.

Se la Medicina 2.0 corrisponde all’ospedale “a casa del paziente”, qui siamo di fronte alla Medicina 3.0 che, prima di tutto, mira a identificare la malattia ai suoi primissimi stadi. Come la corsa alla Luna cambiò l’elettronica, per cui i nostri computer, le nostre macchine fotografiche, i nostri telefoni, ecc. , beneficiano di quella ricaduta tecnologica, la corsa a Marte potrà cambiare la medicina.

I riflessi nella nostra area possono essere concreti: la CSS si colloca in un ecosistema di ricerca con gli Atenei e con realtà produttive di assoluta eccellenza, con la possibilità di generare straordinarie sinergie.

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Ai settori dell’autoveicolo e della sanità si devono aggiungere, nel panorama produttivo del Piemonte, la nascente e consolidata capacità di presenza nel’ICT (information and communication technologies), nonché il fondamentale campo dello spazio e dell’aeronautica, vero traino della tecnologia applicata e di base.

Altri campi di attività rilevanti nelle diverse aree della regione sono le costruzioni di macchinari sofisticati (stampa, confezionamento…), la produzione di oggetti a medio-alta tecnologia in plastica oppure in metallo, lo stampaggio in alta qualità, la gomma, la carta, il tessile e l’abbigliamento di media e soprattutto alta qualità, i mezzi di trasporto diversi dall’automobile: la sottolineatura dell’aspetto qualitativo delle diverse produzioni è la chiave per il futuro.

In tutti questi casi, Università e Politecnico, che fanno di Torino una importantissima città degli studi, sono in grado di dare contributi di base e di ricerca applicata per lo sviluppo dei diversi campi produttivi. Ai due atenei torinesi si affiancano l’Università Amedeo Avogadro del Piemonte Orientale e quella di Pollenzo, nel campo dell’alimentazione.

Non dimentichiamo che Torino ha quasi 100.000 studenti universitari e che il corpo docente dei due grandi atenei si avvicina alle 3000 unità. Si tratta di un sistema che ha bisogno di essere alimentato non solo economicamente, ma anche dalla interazione con la società e con il mondo produttivo. Aspetti questi cui i due rettori degli atenei torinesi prestano grandissima attenzione e cui le fondazioni operative della nostra area, vale a dire la Compagnia di San Paolo e la fondazione C.R.T., contribuiscono fattivamente.

A proposito dell’importanza della ricerca di base, rimando al mio articolo nel primo numero de La porta di vetro, con il riferimento all’analisi del prof. Press, What’s So Special About Science (And How Much Should We Spend on It?).

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Il futuro purtroppo presenta il rischio di gravi discontinuità per la nostra presenza industriale per via del nuovo ulteriore cambiamento che si sta presentando sullo scenario tecnologico con la produzione dei manufatti della meccanica utilizzando tecniche additive invece che per asportazione o stampaggio. Si tratta della cosiddetta “stampa 3D”, che non è più un’attività da ricercatori oppure hobbistica, ma una tecnologia ad alto livello d’industrializzazione, con l’impiego di flussi di elettroni per depositare il metallo atomo per atomo.

Restare al di fuori di questo cambiamento rappresenta un rischio gravissimo, che non riguarda solo la produzione in senso stretto, ma anche la progettazione e la preparazione software, con la comparsa dei fablets (neologismo costruito come phablet, ma qui la “f” sta per factory) che rendono agevole la gestione di questa nuovissima forma di produzione. Si vedano http://openfab.mit.edu, http://www.csail.mit.edu/node/2060, http://spec2fab.mit.edu.

Figura 4 – La presenza dell’Italia nel global manufacturing. National Institute of Standard and Technology, U.S. Department of Commerce http://www.nist.gov/mep/data/upload/Manufacturing-the-Future.pdf
Figura 4 – La presenza dell’Italia nel global manufacturing.
National Institute of Standard and Technology, U.S. Department of Commerce
http://www.nist.gov/mep/data/upload/Manufacturing-the-Future.pdf

Nella figura 4 abbiamo un’importante conferma del ruolo dell’Italia, e quindi indirettamente del Piemonte, nel campo della manifattura mondiale: siamo il secondo paese produttivo dell’Europa, subito dopo la Germania. Se osserviamo il quadro mondiale, siamo il quinto paese produttivo manifatturiero nel 2010 subito dopo colossi come Stati Uniti, Cina, Giappone e la già citata Germania. Ciò è particolarmente rilevante nel quadro europeo e, se si tiene conto del quadro italiano, è significativamente spiegato dal contributo che proviene dalla nostra regione.

Ancora una volta emerge l’importanza dell’industria per il futuro benessere del Piemonte e per garantire il contributo che il Piemonte può e deve continuare a dare alla dinamica nazionale ed europea.

Figura 5 – L’Italia seconda in Europa tra le grandi nazioni manifatturiere
Figura 5 – L’Italia seconda in Europa tra le grandi nazioni manifatturiere

Nella figura 5, considerando congiuntamente Germania, Italia, Francia, Giappone, Stati Uniti, Regno Unito, Cina e Corea del Sud, notiamo come l’Italia si collochi tra i primi 10 esportatori del mondo in termini di competitività nei settori dell’alimentare, del tessile, dei prodotti in pelle, della meccanica di base, nelle macchine non elettroniche, nell’abbigliamento e nella manifattura varia. Siamo invece deboli nell’elettronica di consumo, nei componenti elettronici e nel settore degli autoveicoli.

In prospettiva la nostra collocazione non è dunque negativa, come conferma una ricerca molto utile per comprendere l’economia mondiale: si fa riferimento a The atlas of economic complexity1; dal lavoro correlato di C. Hidalgo e R.Hausmann, The building blocks of economic complexity2 , traiamo le figure 6 e 7.

Nella figura 6 vediamo come gli autori della ricerca classifichino le diverse economie nazionali nel mondo. In alto a sinistra le economie non diversificate, che producono prodotti standard; in alto a destra le economie diversificate, che producono prodotti standard; in basso sinistra, quello non diversificate, ma con alcuni prodotti esclusivi; infine, in basso a destra quelle diversificate che producono prodotti esclusivi.

Certo l’aspettativa è quella di comparire nella casella in basso a destra: e lì siamo come Italia, in ottima compagnia.

Passando alla figura 7 – costruita con gli stessi indicatori sulle ascisse e sulle ordinate, secondo i gradi di appartenenza alle diverse aree – notiamo come siamo ben posizionati nella casella più importante, quella in basso a destra, vicino a nazioni come gli Stati Uniti, la Germania, la Gran Bretagna, l’Olanda, la Spagna e la sorprendente Polonia. Rispetto al Giappone, il nostro dato di specializzazione è più rilevante.

Di nuovo, all’interno di questa situazione non possiamo dimenticare il contributo che una regione come la nostra è in grado di offrire.

Figura 6 – I possibili casi di struttura produttiva
Figura 6 – I possibili casi di struttura produttiva
Figura 7 – Le nazioni e i possibili casi di struttura produttiva
Figura 7 – Le nazioni e i possibili casi di struttura produttiva

Queste note positive non sono però sufficienti per sgombrare il campo dei problemi: la figura 8, con il tasso di occupazione comparato nelle diverse aree europee, mostra che non ci collochiamo in una posizione ottimale, anzi ne siamo lontani (si veda la Germania).

Grazie alla figura 9, che misura l’uso dell’internet nelle diverse aree europee, scopriamo delle determinanti sociali e tecnologiche tutt’altro che secondarie. È facile rilevare come la popolazione del Nord Europa, con Germania, Francia, paesi nordici, sopravanzi in modo netto paesi come Italia, Spagna, Europa centrale, con un vero e proprio digital divide che ha riflessi in campo sociale ed economico.

Figura 8 – Tasso di occupazione Eurostat, Regional Yearbook 2014
Figura 8 – Tasso di occupazione
Eurostat, Regional Yearbook 2014

Come scrisse molti anni fa l’Economist1, il mondo è packet switching: circolano le merci tramite i “pacchetti” dei container e i dati, tramite i pacchetti dell’internet. Questa è la vera sorgente della globalizzazione e – volenti o nolenti – non possiamo che esserne tutti coinvolti.

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Dalla figura 10 rileviamo un altro elemento di rischio: la popolazione del Piemonte è particolarmente anziana. La maggior parte della popolazione si concentra al di sopra della fascia di età 20-24 e quelle classi di età sono particolarmente dense. In prospettiva i giovani non saranno quindi in grado di rimpiazzare le classi di età media e anziana e quindi non saranno materialmente nella possibilità di alimentare il funzionamento di una società che sia in grado di mantenere gli standard attuali di benessere e di protezione delle classi di età più avanzate.

Per questo, l’immigrazione vista da regioni come il Piemonte, è un atto di straordinario egoismo, perché toglie ad altri paesi la risorsa più importante, cioè i giovani, che vengono a colmare un vuoto così grande da noi, sia pure in misura non sufficiente

Questo è l’aspetto più drammatico per il futuro, pericolosamente negletto in moltissime analisi.

Oltre all’immigrazione, che è un fenomeno di breve-media durata, destinato ad arrestarsi con l’auspicabile e possibile aumento del benessere nei paesi di emigrazione, la risposta più urgente è quella dell’aumento della scolarità e professionalità degli attivi, allo scopo di incrementarne il contributo alla società, e il fondamentalissimo incremento della partecipazione femminile al lavoro. In parallelo, altro elemento fondamentale, forse ancora più importante dei precedenti, abbiamo la necessità dell’aumento della partecipazione al lavoro nelle classi di età tra i 60 e 70 anni.

Ciò è non solo importante per il Piemonte, ma per l’Italia. Purtroppo siamo meno preparati ad affrontarlo di quanto accada all’estero, in particolare in Germania.

Figura 9 – Uso dell’internet Eurostat, Regional Yearbook 2014
Figura 9 – Uso dell’internet
Eurostat, Regional Yearbook 2014

Nella figura 11 vediamo come il problema della popolazione anziana sia di carattere europeo, con Germania, gran parte della Francia, la Gran Bretagna, paesi nordici, certo non collocati meglio dell’Italia, ma con riscontri molto diversi a riguardo dell’occupazione delle persone meno giovani, che vediamo nella figura 12.

Figura10 – Struttura della popolazione del Piemonte, 2011 http://www.regionepiemonte.it/stat/
Figura10 – Struttura della popolazione del Piemonte, 2011
http://www.regionepiemonte.it/stat/
Figura 11 – Quota di popolazione anziana Eurostat, Regional Yearbook 2014
Figura 11 – Quota di popolazione anziana
Eurostat, Regional Yearbook 2014

In quella mappa l’esempio chiave viene dalla Germania, dai paesi nordici e in parte dalla Gran Bretagna, che stanno imparando ad impiegare in modo costruttivo, sociale ed economico – e con al centro la soddisfazione individuale – le persone meno giovani. I dati della mappa sono preliminari rispetto al problema qui denunciato, riguardando le persone tra i 55 e i 64 anni: il ragionamento dovrà essere esteso ancora verso l’alto.

Si tratta di una nuova missione per la società nel suo complesso, che tenga conto delle mutate condizioni di vita e che risponda in modo costruttivo a quelle che sono le aspirazioni delle persone e del sistema economico e sociale nel suo complesso.

Per il Piemonte: senza mai dimenticare il ruolo dell’industria nel tessuto economico.

Figura 12 – Popolazione occupata tra i 55 e i 64 anni Eurostat, Regional Yearbook 2014
Figura 12 – Popolazione occupata tra i 55 e i 64 anni
Eurostat, Regional Yearbook 2014
Posted on: 2015/08/03, by : Pietro Terna