Alibaba Singles’ Day, manovra di bilancio, melina, assorbenti igienici, Arcelor Mittal

di Pietro Terna |

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PREMESSA LEGALE

Seguendo la tecnica con cui i legali scrivono i contratti, iniziamo con le definizioni.

Singles’s Day indica una festa non ufficiale in Cina, celebrata l’11.11 di ogni anno. Con tutti quegli uno, ricorda i singles, persone sole che pensano quel giorno a sé, coccolandosi con autoregali.

Alibaba indica il gigante cinese del commercio online, più grande di Amazon.

Alibaba Singles’s Day significa un business da sogno per il Singles’ Day; nel 2019, le vendite sono ammontate a 38,37 miliardi di dollari (circa 33,8 miliardi di Euro).

Manovra di bilancio indica un coacervo di adempimenti e scadenze che vale, sommando pere e mele (maggiori tasse, maggiori contributi, minori entrate, minori interventi … tutto insieme) 30 miliardi di euro, quindi … un po’ meno della grande giornata di Alibaba. La sequenza degli adempimenti si conclude con il voto della legge di bilancio, che è un oggetto concreto, concretissimo, che parla ai cittadini e ai bilanci familiari, come alle imprese e ai loro bilanci, come agli enti locali e così via.

Melina indica una tattica di gioco consistente nel trattenere a lungo la palla mediante ripetuti passaggi da un giocatore all’altro, allo scopo di perder tempo.

Assorbenti igienici indica gli elementi assorbenti che vengono indossati dalle donne per assorbire il flusso mestruale (mercato annuo circa 200 milioni).

Arcelor Mittal indica il colosso mondiale dell’acciaio che sta creando “qualche problema” a Taranto e con il quale lo Stato italiano ha stipulato un contratto a dir poco mal definito, certo non con il dettaglio di questa simulazione legale scherzosa.

VICENDE CHE SI CONCATENANO

Tiriamo ora le fila, dopo le definizioni.
Quello che “viene chiamato impropriamente scudo penale va ripristinato. Era già in vigore dal 2015, istituito per i commissari straordinari. Non è un regalo a Mittal”. Va ripristinato “con lo strumento che il governo ritiene più opportuno. Anche per decreto se serve”. A parlare non è il presidente della Confindustria, ma Maurizio Landini, segretario generale della CGIL.

Che cosa è successo? Che mentre si faceva melina intorno alle scelte per la legge di bilancio, con la comparsa di titoli come “Iva assorbenti, riammesso l’emendamento per l’imposta agevolata” su molti quotidiani nazionali, lo spread ha avuto un serio balzo verso l’alto per la questione dell’acciaio.
Due chiarimenti importanti: non si vuole ironizzare su un bene di consumo molto acquistato per necessità fisiologica e probabilmente destinato – con buona pace di qualche passatista – a esserlo ancora di più e per il quale è quindi ragionevole contenere l’Iva. Si denuncia la sproporzione dell’attenzione rivolta a un dettaglio, mentre la realtà ci rovina addosso.
In questo caso la realtà è la perdita della produzione di acciaio per un’economia che è ancora solidamente la settima nazione manifatturiera del mondo. Si urla che a Taranto il problema si risolve con la mitilicoltura (già, non l’abbiamo definita, in breve: gli allevamenti di cozze) e intanto non ci si cura di gestire un rapporto industriale così complesso come quello dell’ex Ilva di Taranto, con i connessi problemi dell’area. Una gestione che sta trasformando un problema industriale in una immensa vicenda giudiziaria penale e civilistica, in cui si misureranno i migliori studi legati, mentre la questione diventerà sempre meno gestibile.
Proviamo solo a immaginare che cosa accadrà dell’area dell’acciaieria di Taranto, abbandonata senza un soggetto che abbia un interesse autentico a risanarla in quanto impegnato a produrre lì.

LE RAGIONI DELL’ECONOMIA

Su tutto incombono le ragioni dell’economia, che non sono una invenzione degli economisti, così come la gravitazione universale, che fa pesare così tanto il martello che mi cade sul piede, non l’hanno inventata i fisici.
Il sistema economico ha bisogno di sicurezze, altrimenti gli investimenti languono e la disoccupazione cresce. Le famiglie italiane dispongono di una ricchezza mobiliare (depositi, obbligazioni pubbliche e private, azioni) di 4.400 miliardi, che corrispondono a una media di 170mila euro a famiglia. Dato che la metà delle famiglie non supera i 5.900 euro di ricchezza mobiliare, è facile arguire che esistono patrimoni importantissimo che potrebbero dare impulso, con gli investimenti, al nostro sistema nazionale. Ecco un obiettivo dimenticato sui cui concentrarsi.
Mario Monti iniziò a tassare quei patrimoni con l’imposta di bollo, è una strada cui occorre pensare… ma è un’altra storia per un’altra finanziaria.

Posted on: 2019/11/18, by :