Contro l’odio e la paura, Papa Francesco predica nel deserto

di Luca Rolandi |

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Dobbiamo aiutare i politici a essere onesti, a non fare campagna con bandiere disoneste – la calunnia, la diffamazione, gli scandali… E tante volte, seminare odio e paura: questo è terribile. Una politica, un politico mai, mai deve seminare odio e paura. Soltanto speranza. Giusta, esigente: ma speranza. Perché deve condurre il Paese, e non dargli paura”. Con queste parole Papa Francesco aveva esordito in un colloquio con i giornalisti, di ritorno da viaggio in Romania nel giugno del 2019. Era solo l’inizio di un itinerario spirituale e umano per rispondere e disinnescare la spirale di paura e violenza, odio e rassegnazione spaventata che sta avvolgendo l’opinione pubblica globale.

In tempo di coronavirus e di tragedie umanitarie, il sopravvivere, o peggio il “mors tua vita mea”, sta diventando un mantra che rischia di travolgere il senso di solidarietà e fraternità che sono i collanti ideali per salvare l’umanità ferita. Ancora Francesco a Bari nei giorni scorsi è tornato sul tema dell’odio.
Crocevia di interessi e vicende significative dal punto di vista sociale, politico, religioso ed economico” — ma anche “epicentro di profonde linee di rottura e di conflitti economici, religiosi, confessionali e politici” — il Mediterraneo non deve smarrire oggi la sua “vocazione peculiare”: essere “il mare del meticciato, culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione”, ha dichiarato Bergoglio.

Nell’incontro con tutti i vescovi dei Paesi affacciati sul Mare nostrum, Papa Francesco ha lanciato un nuovo appello all’accoglienza e alla pace, esortando a porre fine ai “tanti focolai di instabilità e di guerra” che incendiano la regione e mettendo in guardia dai rischi dei nazionalismi e dei populismi che continuano a seminare “paura” e “odio”. Una sessantina di presuli dei Paesi bagnati da quello che Giorgio La Pira definiva “il grande lago di Tiberiade” rappresentanti di milioni di donne e uomini che vivono nell’area oggi insidiata da numerosi conflitti a sfondo, politico, etnico o religioso, che il Papa ha denunciato ribadendo che la guerra è “una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare” e sottolineando che “la costruzione della pace ha come presupposto indispensabile la giustizia”.

Francesco ha espresso particolare preoccupazione per i tanti costretti ad abbandonare “la loro terra in cerca di una vita degna dell’uomo”. Bergoglio ha stigmatizzato l’atteggiamento “di quanti si chiudono nella propria ricchezza e autonomia, senza accorgersi di chi, con le parole o semplicemente con il suo stato di indigenza, sta invocando aiuto”. A coloro che innalzano muri e barriere, alimentando la paura “davanti a quella che viene strumentalmente dipinta come un’invasione”, il Pontefice ha ricordato che “la retorica dello scontro di civiltà serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l’odio”.
Da qui il pressante invito a lavorare affinché “questa amata area del Mediterraneo”, già divenuta “cimitero” per tanti migranti in cerca di speranza, si trasformi in “un luogo di futura resurrezione” per tutti i Paesi che vi si affacciano, perché “il culto a Dio è il contrario della cultura dell’odio”: questa, ha detto, è “la differenza cristiana”.



Posted on: 2020/03/04, by :