La sfera di Pomodoro

Mercedes Bresso
in dialogo con Claude Raffestin |

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Con questo articolo apriamo il “diario” in giro per il mondo di Mercedes Bresso, ambientalista, docente universitaria con una passione della politica che l’ha portata a diventare presidente della Regione Piemonte ed europarlamentare. A dialogare con lei il marito Claude Raffestin, di professione geografo.Mercedes Bresso ci racconterà da vicino le “vicissitudini” della nostra madre terra, vittima quotidiana di attentati devastanti per il suo futuro. E dunque per il nostro futuro e per le speranze di quanti sono ancora fermamente convinti che dal pessimismo della ragione e dall’ottimismo della volontà l’umanità possa trarre la forza per invertire la rotta di uno sviluppo diventato oramai insostenibile. E ritrovare quei sani principi da cui ripartire per ridare anche il senso della prospettiva a parole come eguaglianza e giustizia sociale.

                                                                                                                                     Michele Ruggiero

Partiamo per una crociera intorno al mondo, che toccherà Europa, America Latina, Oceania e Asia, attraverso i tre grandi oceani Atlantico, Pacifico e Indiano. Venezia da cui partiamo è un perfetto esempio della crisi attuale fra natura e cultura. La nostra immensa nave che attraversa la laguna al tempo stesso ci offre delle meravigliose immagini di una straordinaria storia e bellezza ma ci ricorda anche che Venezia è sempre più a rischio a causa dei danni prodotti dal nostro modo di viaggiare e di vivere.
Nel cuore della nave, dove tutto converge, spicca una grande sfera di Arnaldo Pomodoro. Rappresenta una sorta di Terra esplosa con al suo interno degli elementi meccanici. Probabilmente all’epoca in cui fu concepita (1979-80) esprimeva l’inquietudine per le tensioni politiche e i rischi di guerre nucleari, oggi a noi suggerisce lo stato di natura e le tecnologie sempre più aggressive che stanno facendo esplodere un conflitto forse più grave, quello fra specie umana e resto del mondo vivente.


MERCEDES: “Per la copertina del mio primo libro di economia (Pensiero economico e ambiente, 1980) scelsi proprio una sfera di Pomodoro per esprimere con una immagine forte i rischi per il pianeta sui quali volevo attirare l’attenzione della politica e del mondo produttivo ma anche proporre degli strumenti per intervenire. Erano gli anni dei grandi allarmi (il club di Roma, il primo summit sull’ambiente a Stoccolma, i problemi dell’inquinamento di aria, acqua, suolo, i rischi dell’agricoltura chimica…) che facevano nascere movimenti e impegnare giovani studiosi quale io ero allora.”

CLAUDE: “Per me la sfera di Pomodoro esprime anche l’idea di stato di natura, cioè la relazione fra un ecosistema naturale e la cultura umana, che nel tempo, come ci aveva spiegato Serge Moscovici, è passata da uno stato organico, a uno meccanico e oggi a uno cibernetico. La sfera sventrata, dalla quale escono dei piccoli parallelepipedi regolari, meccanici, per me simboleggia l’immagine futura della Terra, in cui l’uomo non riesce più a dominare gli effetti della propria azione. Un po’ quello che sta succedendo adesso… pensa alla recente ‘acqua altissima’ in questa città!”

MERCEDES: “D’altronde tu in quegli anni stavi scrivendo Per una geografia del potere, in cui, tra l’altro, parli del rapporto di appropriazione che gli uomini hanno nei confronti del mondo vivente e delle materie che hanno per loro un’utilità.”

CLAUDE: “Credo che dovremmo sostituire al modo appropriativo, un principio di regolazione che concili i tempi della natura e quelli dell’umanità. Il potere si appoggia sulla combinazione di due elementi essenziali: l’energia e l’informazione. Sono la disponibilità di energia e il sapere necessario a mobilizzarla, a rendere possibile la crescita delle civiltà e a determinare i rapporti di potere fra gli uomini ma anche a distruggere un rapporto organico con la natura.”

MERCEDES: “Questo passaggio attraverso Venezia suscita molte riflessioni: come non rinunciare allo straordinario lavoro umano sulla laguna, che ha reso possibile il prodigio di questa città, e al tempo stesso ricostruire la capacità di regolazione dei cicli naturali che la Venezia del passato esprimeva col magistrato delle acque?”

CLAUDE: “È proprio questo che volevo dire: immaginare un principio di regolazione, significa costruire il dialogo fra la natura e le tecniche che l’uomo produce, conciliando tempi socio economici e tempi biologici e organici.”

MERCEDES: “Una economia sostenibile dovrebbe essere capace di equilibrare nel tempo lungo i prelievi e le restituzioni dal mondo vivente e da quello inorganico. Il problema è soprattutto quello dell’energia, tutto il processo di umanizzazione è avvenuto grazie alla scoperta di nuove e più abbondanti forme di energia e c’è la legge dell’entropia. Per questo solo le fonti che in modo diretto o indiretto provengono dal sole (il fotovoltaico, l’eolico, l’idroelettrico, quella delle maree, lo stesso legno attraverso la fotosintesi) ci possono permettere di lasciare ai nostri eredi le stesse opportunità.”

CLAUDE: “E poi c’è il movimento forsennato di cose e persone che rigetta in aria CO2, e rifiuti in acqua e sul suolo. Pensa ai voli low cost e a queste grandi navi: il turismo si muove sempre di più, in questo momento cresce maggiormente del traffico di merci.”

MERCEDES: “Intanto ci stiamo avvicinando a Gibilterra, e come negare la meraviglia di un tramonto sul mare, la sensazione della scoperta, quella che spinse Ulisse al di là delle colonne d’Ercole? Come conciliare il rischio che il mare si richiuda sopra di noi, in senso proprio non figurato, visto l’aumento del suo livello, con la volontà di andare sempre al di là, di inventare cose nuove, di scoprire nuove opportunità per tutti non solo per pochi?”

CLAUDE: “Credo che, se vogliamo preservare il piacere dell’ammirazione, forse dovremmo aumentare il nostro sguardo contemplativo e diminuire la nostra attitudine appropriativa. Ne dovremo parlare ancora, durante questo viaggio, credo che ci serviranno molto più sapere e conoscenza non di meno ma certamente di un tipo diverso da quella puramente funzionale alla produzione che abbiamo privilegiato finora.”


Tra un paio di ore attraverseremo le colonne d’Ercole e il numero delle gigantesche navi portacontainer continua ad aumentare.



Posted on: 2020/01/15, by :