L’illusione del “Mediterraneo dei Caraibi”

Mercedes Bresso
in dialogo con Claude Raffestin |

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Ci avviciniamo alle Barbados e a Bridgetown, che contribuiscono a delimitare ciò che potremmo chiamare “il Mediterraneo dei Caraibi”, o delle Antille. Usiamo questo termine perché lo spazio di mare compreso fra le Americhe e l’insieme delle isole caraibiche ci ricorda in qualche modo il mare nostrum , da diversi punti di vista. E’ anche al giorno d’oggi, dal punto di vista turistico, perfettamente comparabile al nostro vecchio mediterraneo. E come per lui, non solo gli americani ma il mondo intero invadono queste isole e spesso le sognano come il luogo dove andare a vivere il periodo della loro pensione. Persino il canale di Panama, ci ricorda quello di Suez. In entrambi i casi la loro realizzazione ha cambiato la storia dei viaggi e dei commerci mondiali.

MERCEDES: “Eppure quando si attraversa questo oceano non si ha l’impressione di un traffico intenso. Non ho quasi mai visto navi all’orizzonte, salvo proprio in prossimità dei punti obbligati di passaggio (a Gibilterra, si vedeva la coda delle navi container ma poi più nulla). Eppure l’osservazione scientifica ci rivela che i mari sono minacciati dall’inquinamento e dall’accumulo di detriti di ogni tipo, in particolare dalle plastiche. Sembra così impossibile che questa consapevolezza mi fa quasi paura: quando confrontiamo l’immensità degli oceani e i rischi del loro inquinamento abbiamo difficoltà a comprendere come tutto questo sia stato possibile!”

CLAUDE: “Probabilmente è perché il mare inghiotte tutto quello che vi versiamo e per conseguenza nasconde i guasti che noi provochiamo, al contrario di quelle terrestri qui le discariche sono invisibili… ma i rifiuti non spariscono!. D’altronde per dare un’idea di questo fenomeno, basta pensare ai milioni di tonnellate di navi che sono state affondate durante la seconda guerra mondiale e che giacciono in fondo ai mari, lungo le rotte marittime. Il mare mi ricorda in qualche modo una bella donna, ben vestita e truccata, ma che in realtà ha un tumore, che gli altri non percepiscono. Solo che nel caso del mare siamo noi ad averlo procurato.”

MERCEDES: “Intanto siamo arrivati alle Barbados, qui è proprio visibile quello che dicevi sui “Mediterranei”. Dal lato dell’oceano il mare è violento, le coste sono in larga parte selvagge, le spiagge e le acque sono piene di alghe e, pur essendo i panorami splendidi, non sono adatte al turismo. Dal lato del mare caraibico, invece, la costa è tutta utilizzata da ville lussuose e da hotels, le spiagge attrezzate e piene di gente. Malgrado si debba ammettere che questo lato è tutt’altro che piacevole: il mare è invisibile, la strada passa dietro le ville l’urbanizzazione è caotica e mediocre. In fondo l’effetto mediterraneo è anche distruttivo, il turismo ha davvero un impatto terribile sulla bellezza dei luoghi dove si insedia!”

CLAUDE: “Quando ascoltiamo le guide parlare dei prezzi delle case in quest’isola, ci chiediamo se le Barbados non sono state totalmente tetanizzate dal dollaro americano, dopo l’indipendenza negli anni sessanta. Non sappiamo esattamente per quale ragione i prezzi sono così inverosimili ma è probabile che la causa sia un misto fra paradiso fiscale, traffici e occupazione da parte dei ricchi americani. Fatto sta che l’idea di pagare una villa, in questo luogo al limite della mediocrità , decine di milioni di dollari sembra così assurda da obbligare a cercare una causa diversa dell’appeal del luogo.”

MERCEDES: “Il mito dei paradisi tropicali viene rilanciato dagli operatori del mondo intero ma la realtà è sempre più differente. Forse bisognerebbe ripensare ai miti turistici che abbiamo costruito e insegnare alle persone a trovare la bellezza anche nei luoghi i cui si trovano. Ma questa è un’altra storia…”

CLAUDE: “Da due giorni abbiamo iniziato la traversata transatlantica a partire dalle Canarie. Se ci pensiamo è sempre emozionante navigare su questo oceano che dal mito di Ulisse all’avventura di Cristoforo Colombo ha sempre animato i sogni degli europei. Dall’Atlantico, che è un paesaggio che cambia di colore a ogni momento, sono usciti il bene e il male che hanno accompagnato tutte le grandi trasformazioni della storia moderna e contemporanea, attraverso le relazioni fra l’Europa e le Americhe.”

MERCEDES: “Anche oggi al centro del dibattito politico in Europa e nel continente nord americano c’è lo stato della NATO, l’alleanza transatlantica che ha contribuito a garantire a noi europei la pace e anche lo sviluppo del secondo dopoguerra. E io mi chiamo Mercedes perché i miei bisnonni emigrarono in Argentina alla fine dell’ottocento, quando l’America Latina sembrava il continente promesso. Ieri ho conosciuto Alejandra una giovane cilena la cui madre, originaria di Sanremo per parte dei nonni, è tornata in Italia per cercare lavoro.
L’Atlantico è stato l’oceano della speranza per tutti gli europei che non trovavano più i mezzi per vivere sul nostro continente e per i tanti che sono tornati e tornano ma è stato anche la strada del dramma delle popolazioni africane condotte a forza nel “nuovo mondo”. Anche per questo dovremmo forse averne più cura.”

CLAUDE: “Certo, quando a mezzogiorno il capitano ci dice le temperature dell’aria e dell’acqua mi stupisce sempre di sentire che quella del mare è più alta di almeno due gradi di quella dell’aria. Da un po’ mi sto chiedendo se la resilienza degli oceani non stia finendo… stanno continuando ad accumulare calore…”

MERCEDES: “Siamo forse sulla soglia della fine della resilienza dei grandi ricettori ambientali? I mari sempre più caldi che contribuiscono alla formazione di tifoni e cicloni sempre più imponenti, il surriscaldamento terrestre che perturba il clima e aumenta incendi e fenomeni distruttori, il rischio crescente di conflitti per l’acqua dolce…ci avviciniamo pericolosamente a limiti che non conosciamo davvero?”

CLAUDE: “Il problema è proprio che abbiamo tante domande e poche certezze. Ma l’Atlantico è stato anche la strada della conoscenza delle scienze naturali, come testimoniano il grande viaggio e l’opera di Alexander von Humboldt e di tanti altri scienziati come Darwin o Elisée Reclus per non citare che i miei preferiti.”

MERCEDES: “L’altro giorno a Tenerife abbiamo trovato un punto di osservazione intitolato proprio a Humboldt e ho visto la tua emozione quando la giovane guida ha dimostrato di sapere chi era. Da lì era partito verso il suo viaggio nell’America equinoziale. Ma di questo parleremo ancora…”

CLAUDE: “L’Oceano Atlantico è talmente importante per noi che dovremmo classificarlo tra il patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Sono gli oceani a essere il vero patrimonio comune dei popoli, direi.”

MERCEDES: “È una bella idea, perché sarebbe qualcosa che è di tutti perché non è di nessuno.”



Posted on: 2020/01/23, by :