2 agosto 1980: la prima giustizia è la verità

di Michele Ruggiero |

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Il 2 agosto del 1980, quando nella sala d’aspetto della stazione di Bologna scoppiò non una bomba, ma la bomba, quella che avrebbe causato la morte di 85 persone (la più piccola di tre anni, la più anziana di 86) e il ferimento di altre 200, c’era l’Italia che più generazioni non potranno mai dimenticare. Era l’Italia in cui era ancora accesa la speranza del cambiamento, della giustizia sociale, della redistribuzione della ricchezza, della difesa dei più deboli, del senso partecipato e pieno, attraverso partiti, sindacati, associazioni, della democrazia.

Era l’Italia del “presidente partigiano” Sandro Pertini, di un Parlamento formata da grandi personalità, di un Paese che si sentiva grande per l’intelligenza, la creatività e la cultura delle sue donne e dei suoi uomini. Contro tutto questo, contro tutto ciò che di migliore esprimeva una collettività, scoppiavano da un decennio le bombe nelle banche, nelle piazze, sui treni, nelle stazioni, con un disegno che poteva essere indifferentemente o cieco o lucido, o razionale o disordinato, o calato dall’alto, da apparati oscuri, o per iniziativa del delirio ideologico di singoli fanatici.

E il 2 agosto, alle 10.25 i bombaroli e i loro complici diedero il meglio di sé, dopo l’apprendistato in Alto Adige, nella “guerra sporca” agli inizi degli anni Sessanta. Una guerra “sucia” combattuta tra terroristi altoatesini, che piazzavano candelotti di dinamite davanti alle caserme dei carabinieri e ai monumenti della Grande Guerra, e il “contrasto” operato dai servizi segreti italiani che guardavano lontano…, molto lontano. In Alto Adige e a Roma, infatti, si consumò nell’ombra un’esperienza che sarebbe diventata negli anni “laboratorio” per trame assassine, per studiare l’arte raffinata del depistaggio in tempo di pace e nell’uso della “manovalanza” criminale e non, sullo sfondo di un equilibrio internazionale complesso tra Nato e Paesi aderenti al Patto di Varsavia, tra Usa e Urss. Un’operazione finalizzata, in ultima analisi, a bloccare qualunque avanzata politica e sociale delle forze progressiste e di sinistra.

Alle 10.25 del 2 agosto 1980, la bomba sintetizzò il progetto eversivo della Strategia della tensione, che miscelò in forma esplosiva, nel senso letterale del termine, rigurgiti nazifascisti, filoatlantismo esasperato, potentati di lobby e logge massoniche, pezzi degli apparati della difesa e dell’intelligence pronti a tradire il giuramento di fedeltà allo Stato, uomini politici corrotti e sleali verso la democrazia. Un progetto che cominciò a fare le prove generali per la destabilizzazione con i primi attentati dinamitardi nel 1969, per arrivare a insanguinare il Paese con la strage di piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre dello stesso anno all’interno della Banca dell’Agricoltura che costò 17 morti e 88 feriti.

Bombe, bombe, bombe: come quelle piazzate sui binari in prossimità della stazione di Gioia Tauro, in Calabria, il 22 luglio del 1970, al passaggio del treno partito dalla Sicilia per Torino: 6 morti e 66 feriti. Poco distante, gli eredi del fascismo agitavano la piazza di Reggio Calabria, trascinati dal capopopolo del Movimento sociale italiano Ciccio Franco al grido di “boia chi molla”, contro il trasferimento del capoluogo di Regione a Catanzaro. Bombe diverse, trama identica: uccidere per devitalizzare il valore della democrazia. I nomi delle località geografiche sono scolpiti nella memoria e ci aiutano a comprendere che nulla fu lasciato mai al caso: Peteano (Gorizia), 31 maggio 1972, 3 carabinieri uccisi e 2 feriti, per una autobomba; Piazza della Loggia a Brescia, 28 maggio 1974, 8 persone morte, 102 feriti; treno “Italicus”, 4 agosto 1974, San Benedetto Val di Sambro (Bo), 12 morti, 48 feriti; fino ad arrivare al cielo sopra Ustica, 27 giugno 1980, l’abbattimento del Dc9 della compagnia aerea Itavia per un missile che costò la vita a 81 persone; nel mezzo, una miriade di attentati sempre sanguinosi e vigliacchi.

Quarant’anni dopo c’è un’Italia diversa, ma come quella di ieri attende ancora di conoscere le verità di quelle stragi. Anche qui, non per caso.



Posted on: 2020/08/02, by :