50 anni di regionalismo: Edoardo Calleri di Sala, primo presidente del Piemonte

di Marco Travaglini |

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Nel 1970, le Regioni divennero una realtà. L’Italia dava così concretezza all’art. 114 della Costituzione che recita: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con proprio statuti, poteri e funzioni secondo i principati fissati dalla Costituzione”. E gli italiani il 7 e l’8 giugno furono chiamati alle urne per eleggere i primi Consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario.

In mezzo secolo di vita il nostro Paese è cambiato profondamente. Alla stessa stregua è cambiata l’incidenza delle Regioni nel rapporto con lo Stato a seguito di nuovi ed importanti interventi legislativi e progetti avanzati da più Regioni (ultimo quello di autonomia differenziata, secondo l’art. 116 comma 3 della Costituzione) presentati da diverse Regioni, su cui la Porta di Vetro ha aperto di recente una discussione e un confronto tra esperti, politici, amministratori pubblici. 1.

Ma cinquant’anni possono diventare anche un lungo percorso per la memoria. Un momento di ricordo, in particolare, di quei personaggi che hanno segnato la vita politica ed amministrativa della Regione Piemonte. La Porta di Vetro apre questa galleria di immagini, curata da Marco Travaglini, ex consigliere regionale, con il primo presidente della Regione, Edoardo Calleri di Sala, nella foto con l’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Prima puntata


“Il Piemonte perde non solo un uomo che ha rappresentato una pagina importante e fondamentale della vita istituzionale della Regione, ma anche un politico che ha contribuito con determinazione a realizzare quel decentramento che sta alla base del federalismo che oggi tutti auspichiamo”. Così Enzo Ghigo, all’epoca presidente della Regione Piemonte, oggi presidente del Museo del Cinema di Torino, ricordò Edoardo Calleri di Sala. Era il 22 aprile del 2002 quando si svolsero a Bricherasio i funerali dell’uomo politico democristiano, esponente di spicco della corrente dorotea dello scudo crociato, spentosi all’età di 75 anni dopo una lunga malattia. Edoardo Calleri, conte di Sala, fu il primo Presidente della Regione Piemonte nel periodo compreso fra il 1970 e il 1973. Al vertice di quattro diverse Giunte, costituite dopo momenti di crisi dovuti a vicende locali o nazionali, fu tra i protagonisti della fase “costituente” della Regione, mettendosi in luce per il carattere battagliero e la personalità esuberante. Assertore convinto del regionalismo non nascose mai un certo disincanto reso comprensibile e giustificato dalle preoccupazioni crescenti per un’impresa istituzionale tutt’altro che facile e scontata nel rapporto tra le Regioni e lo Stato centrale. All’alba degli anni ’70 si coglieva però l’urgenza di una nuova organizzazione istituzionale che rispondesse non solo, e finalmente, al dettato costituzionale, ma sviluppasse su scala regionale un’idea di autonomia decentrata più vicina al territorio, alle necessità dello sviluppo economico e sociale di una delle più importanti realtà del triangolo industriale e produttivo del Paese.

Partigiano, sindaco di Bricherasio, “cavallo di razza” della Dc


Ultimo di cinque figli di una famiglia importante, Calleri era nato a Saluzzo il 19 marzo del 1927. Il padre, Guido Emilio Calleri di Sala, era ammiraglio della Regia Marina mentre la madre, Clotilde, apparteneva alla famiglia dei conti Cacherano di Bricherasio, importante ceppo aristocratico della nobiltà piemontese che annoverava tra i componenti il vincitore della battaglia del colle dell’Assietta, Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, e uno dei fondatori della FIAT, Emanuele Cacherano di Bricherasio. A soli diciassette anni partecipò alla Resistenza, unendosi ai partigiani del pinerolese dopo l’uccisione del fratello Alberto per mano dei fascisti in Val Pellice. Laureatosi in medicina, sindaco di Bricherasio per un decennio (1951-1960), nel 1965 fu anche primo cittadino di Moncalieri per pochi mesi, dimettendosi per l’incompatibilità con l’incarico di presidente della Cassa di Risparmio di Torino. Nella DC ricoprì importanti incarichi: segretario provinciale dal 1962 al 1965, segretario regionale dal 1967 al 1969, consigliere nazionale e componente della direzione nazionale dello Scudocrociato. Negli anni ’70, oltre all’importante incarico istituzionale alla guida della neonata Regione Piemonte, fu anche presidente dell’Italcasse, istituto che raggruppava le Casse di risparmio. La sua attività lo portò a svolgere incarichi in diverse società tra cui la SITAF e la SATAP, senza venir meno ai suoi obblighi in campo imprenditoriale nelle sue aziende, Torcitura Valpellice e Talco & Grafite. Resta il fatto che, nella storia del Piemonte, la figura di questo “cavallo di razza” della Democrazia Cristiana subalpina, pur tra molte contraddizioni e polemiche, anche feroci, dell’epoca, resterà sempre associata agli anni pioneristici della costruzione “materiale” del nuovo ente territoriale.

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1Gian Paolo Zanetta, Conflitti e dicotomie delle riforme costituzionali in nome del federalismo in https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2020/11/model_zanetta.pdf
Anna Paschero, Il federalismo incompiuto: cause ed effetti in https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2020/11/docs_model.pdf
Mercedes Bresso, Avviso dalla pandemia: in tempi rapidi una riforma per ridisegnare il rapporto tra Stato e Regioni in https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2020/11/model.bresso_docx.pdf


50 ANNI DI REGIONALISMO, PRIMA PUNTATA



Posted on: 2020/11/24, by :