Addio a Padre Sorge, gesuita che visse in Dio e con gli uomini e le donne del proprio tempo

di Luca Rolandi |

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Padre Bartolomeo Sorge, morto a 91 anni e mezzo a Gallarate, è stato un uomo di fede, un gesuita, un religioso fedele al Vangelo e alla Chiesa, ma anche e soprattutto nel mondo pubblico, laico e moderno, un punto di riferimento della cultura cattolico democratica dagli anni del Concilio fino agli ultimi giorni della sua vita. Coraggioso, profondo, a volte diviso, mai fuori dagli schemi, ma sempre avanti alla ricerca di quella sempre difficile conciliazione tra fede e storia, cattolicesimo e laicità dello Stato, ruolo pubblico delle religioni e mediazione culturale rispetto al pensiero e agli ideali mondani che ne ha fatto un protagonista per decenni della riflessione politica nel nostro Paese.

Nato nel 1929 all’Isola d’Elba da genitori siciliani, la chiamata religiosa è stata precoce e autentica. La scelta di fare parte della Compagnia di Gesù, la libertà e il rigore ignaziani, il rapporto con la complessità del mondo moderno sono stati subito le grandi sfide del gesuita, alto, calvo, dal sorriso ironico e divertito in un insieme di analisi politologica e Vangelo che l’hanno elevato tra i religiosi italiani al rango dello scienziato della politica in ambito cattolico. Il Concilio Vaticano II come faro, il discernimento gesuitico, i grandi maestri Padre Pedro Arrupe e Carlo Maria Martini, e il compagno di viaggio Jorge Mario Bergoglio ritrovato Papa con il nome di Francesco.

Entra nella “Civiltà Cattolica”, la rivista di riflessione e punto di riferimento culturale dei pontificati con padre Tucci nel 1966 e ne diventa dal 1973 al 1985 il direttore. Sono gli anni difficili e tumultuosi del post-Concilio, della Chiesa del dissenso e ad extra della crisi economica e della politica, la deriva dei partiti, le stragi e il terrorismo. Eppure, Padre Sorge guarda avanti: mille conferenze, convegni, incontri dibattiti da Bolzano a Trapani, senza sosta, sempre con il sorriso e la voglia di ascoltare. Libri, articoli, giornali l’ultimo il periodo dei gesuiti milanese “Aggiornamenti sociali”. Padre Sorge investe sui giovani, le scuole di politica, ispira le liste civiche, il ritorno all’essenzialità sturziana, mentre piange Aldo Moro, perde i riferimenti come Giuseppe Lazzati e Giorgio La Pira. Ma da buon gesuita continua la sua “battaglia” e dialoga con il socialismo, con il marxismo, senza perdere l’identità, ma plasmandola. Crede fortemente che se la Democrazia Cristiana non intraprende una riforma interna radicale, è stato l’inizio della sua fine. Ed ha ragione.

Fu protagonista del primo grande convegno ecclesiale a Roma nel 1976 su “Evangelizzazione e promozione umana”, ultimi anni di vita di un Papa che lui amò e con il quale collabora: Paolo VI, l’antico assistente della Fuci Giovanni Battista Montini. E con le forze vive del cattolicesimo sociale e democratico riporta la speranza a Palermo, nella sua Sicilia devastata dalla mafia, con la primavera del primo Leoluca Orlando, il confratello Pintacuda e altri giovani di belle speranze e tante idealità. Sostiene la Città per l’Uomo in un filo rosso che lega quella lazzatiana a Milano con quella palermitana. Nelle parole di un suo allievo, allora presidente nazionale della Fuci e oggi deputato Pd, Stefano Ceccanti, la cifra di un impegno totale per una cultura politica, che diventa prima forma di carità.

Per Sorge, scrive Ceccanti “l’economia di mercato creava dei guasti che spettava alla politica affrontare e risolvere, ma la politica non poteva considerarsi onnipotente perché anche i suoi interventi potevano rivelarsi inadeguati e controproducenti, come rivelavano i fallimenti del cosiddetto socialismo reale. Se la scelta di classe significava un interclassismo dinamico teso a ridurre le disuguaglianze essa era positiva, ma nessuna classe poteva essere vista come un soggetto storico-messianico. La politica di solidarietà nazionale era condivisibile, ma non perché dovesse bloccare l’alternanza tra forze diverse alla guida del Paese, ma anzi esattamente per l’obiettivo opposto, per rafforzare tra le forze politiche democratiche una base comune necessaria perché il ricambio potesse essere fecondo e non lacerante. In questa chiave del tutto laica andava visto anche il sostegno allo strumento della Democrazia Cristiana, in quanto in quel momento esso, nella sua maggioranza interna, era portatore di quella precisa linea politica, rivolta a una “cultura dell’intesa” che riprendeva la collaborazione interrotta troppo precocemente nella primavera del 1947”.

Oggi uomini come padre Sorge mancano alla Chiesa e alla società, per il coraggio e la perseveranza nel combattere la buona battaglia delle idee.



Posted on: 2020/11/03, by :