Alitalia: soldi, soldi, soldi, ma per che cosa e a chi? Le nuove, sempre eguali, puntate della telenovela

di Emanuele Davide Ruffino |

|

Mentre i riflettori sono puntati nel sottolineare gli sforzi per ridurre al minimo gli effetti del coronavirus e i partiti sono ancora impegnati a sostenere sottili tesi politiche che si possono riassumere “noi facciamo meno danni degli altri” (anche se l’attuale governo fatica a scaricare tutte le colpe sul governo precedente…), alcuni Italiani cominciano a chiedersi se quella dell’Alitalia non sia la prova evidente del fallimento delle politiche della spesa facile. Quando finì la Prima Repubblica, la società già non versava in buone condizioni: poi la situazione è peggiorata, giorno per giorno, sia con i governi di destra che con quelli di sinistra. Almeno in questa fattispecie la par conditio è rispettata. Durante l’interminabile telenovela dell’Alitalia si è dato fondo a tutte le battute possibili: perfino i titoli dei telegiornali s’ispiravano al concetto “l’Alitalia non decolla, anzi” e in tutti i talk show si ricordava come la situazione languisse da anni, ma attenti dal prospettare soluzioni. L’eredità lasciata dalla vecchia Prima Repubblica non era delle migliori, però nei decenni successivi, oltre che rinfacciarsi colpe, non è che sia stato fatto un gran che.

C’era una volta la Compagnia di bandiera…

Durante gli anni delle “vacche grasse” sicuramente si esagerò con le assunzioni e con l’elargire consulenze compiacenti. Si diceva – frase, per la verità, utilizzata per qualunque azienda controllata dallo Stato, Rai in primis, e sinceramente gratuita verso chi ha sempre fatto il proprio dovere – che nella Compagnia di bandiera si assumessero normalmente quattro persone per volta: un democristiano, un socialista, un comunista e uno che lavorava. Dicerie? Luoghi comuni? Fatto sta che quando arrivarono gli economisti e i super manager se ne assunsero solo più tre per volta! Non sprechiamo il tempo del lettore, precisando quale sia stato quello escluso. Rimane la considerazione che l’Alitalia non era la miglior compagnia al mondo, specie per quanto riguarda l’efficacia e la produttività, ma almeno volava e migliaia di famiglie hanno potuto condurre una vita più che dignitosa. Poi arrivò la Seconda Repubblica: governò per un po’ la destra, poi la sinistra, poi la destra, poi di nuovo la sinistra… e l’Alitalia volava ogni giorno più bassa. Ed allora il confronto tra le due Repubbliche si pone, non come nostalgia del passato, ma come capacità di analisi per il futuro. Calcisticamente parlando, la Prima Repubblica sul campo Alitalia vince due a zero. Chissà cosa succederà ai supplementari della terza Repubblica?

Dalle Newco alle bad company, il potere dell’illusione

Ora la fantasia italiana, prendendo a prestito la locuzione anglosassone NewCo, ha trovato il nuovo nome Alitalia Ita, ma soprattutto ha inventato le bad company. Geniale! Si possono fare debiti a manetta, poi si divide la società in due. Una può ripartire a far nuovi debiti, un’altra si accolla i debiti storici (che non si capisce chi pagherà, se non il solito contribuente, cioè Pantalone). E tutto può ricominciare da capo, in barba alla cosiddetta discontinuità, termine più volte già utilizzato per la società aerea per il quale ora non si può non nutrire qualche dubbio. Ma quante “Alitalie” ci sono in giro per l’Italia: il caso Alitalia per anni “ci è passato sulla testa”, senza che nessuno quasi se ne accorgesse. Ma ci sono altri casi che ci stanno passando sulla testa e che noi non vediamo. Nella pratica, pur sapendo dell’assurdità di tante Alitalie, le cose vanno avanti come se niente fosse: anzi a volerlo sono i tanti soggetti che da queste situazioni traggono occasione di lauti profitti e che soffocano ogni possibile critica sulla capacità del sistema di reggere al gioco nel lungo periodo. Domanda: ma chi è realmente l’arbitro di questa partita? Ed è proprio questo il problema: il modello Alitalia si duplica senza momenti di discontinuità (Europa permettendo!) e senza che qualcuno governi il fenomeno. Sicuramente sono rispettati i tanti cavilli reali prodotti dal “legiferismo compulsivo”, ma se volassimo un po’ più basso e pensassimo un po’ più al nostro futuro?

La domanda sorge spontanea: si potrà continuare così all’infinito?

Ad essere colpito maggiormente è il ceto medio: sia perché sopporta il peso fiscale per i deficit prodotti da queste società (sebbene, ad essere sarcastici, il “profondo rosso” dei conti è l’unica cosa a volare alto…), sia per i disservizi che si sono dovuti sopportare. Si ricordano ancora gli scioperi, i ritardi e le inefficienze che non hanno certo agevolato l’operatore economico e i turisti indispettiti per aver patito per anni, la scarsa efficienza dell’Alitalia. Le potenzialità di un’azienda non si creano per decreto legge, ma con capacità imprenditoriali, manageriali e comportamenti responsabili: se questi requisiti (i “capitani coraggiosi” di dalemiana memoria non sono stati certo un esempio di illuminata conduzione aziendale) sono mancanti negli ultimi decenni è assai improbabile che, per incanto, si realizzino in futuro. Il pericolo è che in questo momento di crisi, il salvataggio Alitalia non diventi un metodo da replicare: farebbe comodo a tutti, ma per quanto il sistema potrà ancora reggere?



Posted on: 2020/10/10, by :