Biden, presidente cattolico alla prova della laicità e del conflitto interno al mondo ecclesiale

di Luca Rolandi |

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Joe Biden è ormai per tutti, tranne che per Donald Trump, il 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America. Il suo profilo è istituzionale, l’età avanzata, sinonimo di saggezza e qualche preoccupazione. Di Biden in questi giorni, com’era ovvio e prevedibile, si è scritto di tutto e di più, della sua vita piena di profondi dolori famigliari, ma anche della sua capacità di riprendere il cammino di non darsi mai per vinto, neppure nella carriera politica che gli ha riservato più di una delusione. Nel mezzo di una pandemia mai vista negli ultimi cento anni, che continua a mietere migliaia di vittime, con un’economia in difficoltà e un Paese in preda a forti scontri razziali che richiede molto coraggio, Joe il cattolico è un bianco liberal capace di dialogare. Ed è il secondo presidente nella storia degli Stati Uniti ad avere un legame diretto con la Chiesa di Roma.

Uomo delle istituzioni, Biden trasmette un senso di calma. Un tratto che i critici considerano – stranamente – un punto debole, anziché un punto di forza nella confusione che regna sovrana nel mondo, ritenendolo un atteggiamento poco virile nei confronti di una realtà scossa da fortissime tensioni. I cattolici conservatori e i tradizionalisti evangelici lo attaccano già con una furia mai vista e in modo sgangherato, indicandolo come un cattolico sociale in salsa comunista. Niente di tutto ciò. Joe Biden potrebbe essere annoverato tra i “cattolici adulti” espressione tanto cara ai cattolici democratici italiani, ripresa da Romano Prodi, e invisa dal cardinale Ruini. In realtà, in una cultura e comunità come quella americana in cui la religione permea, spesso strumentalmente, il sentire comune, la vera frontiera in cui Biden dovrà misurarsi e quella della laicità. In questo la sua vice Kamala Harris potrebbe aiutarlo.

Biden non ha mai nascosto di essere cattolico, nei suoi interventi e incontri si è riferito alla fede come bussola di fondo della propria vita personale e dei propri orientamenti politici: «La mia fede mi insegna che noi dovremmo essere il Paese che non solo accetta la verità dei mutamenti climatici, ma che guida il mondo nel rispondere a essi». Ma certo la sua non è una visione integralista o fondamentalista, molto prossima ad un uso strumentale e orientato verso una chiusura a tutto ciò che non corrisponde non tanto al dettato evangelico quanto ad una cultura della cristianità perduta, come direbbe Pietro Scoppola, più funzionale che non vissuta. Anche in Europa e all’interno del mondo cattolico intellettuale e popolare si discute di questo aspetto ed emerge come sempre accade, in questi anni, la divisione, a volte aspra e netta, tra i cattolici del sociale e quelli della morale. Ovvero chi in nome di valori non negoziabili si dichiara contro la guerra oppure contro l’aborto, contro l’oppressione e la tragedia della povertà, oppure contro il pensiero laicista e tutto orientato a stabilire il diritto dell’individuo come unico fine della condizione dell’umano, senza alcun richiamo o riferimento a elementi anche solo culturali riguardanti la religione.

Atei devoti, Tea party, sovranisti estremi versus cattolici difensori della laicità e del primato della coscienza. Non va dimenticato dello scontro frontale nei confronti del magistero di Papa Bergoglio di una parte consistente dell’episcopato statunitense e di una larga parte del mondo delle Chiese episcopali, presbiteriane ed evangeliche, le tante chiese o movimenti di estrema destra che si innestano in modo assolutamente strumentale nei movimenti pro-life. In questo clima e nelle dinamiche di un mondo sempre più interculturale e interreligioso si dovrà muovere Joe Biden, con la sua esperienza e la volontà di un uomo segnato dalla vita, che con risolutezza abbinata ad una innata mitezza dovrà fare tornare gli Stati Uniti in una dinamica non solo bipolare Usa/ Cina o Usa/Russia ma multipolare.



Posted on: 2020/11/11, by :