Bioterrorismo e violenza della destra eversiva: quando è il COVID-19 a fare proselitismo

di Germana Tappero Merlo |

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Che il ricorso alle armi biologiche eserciti una forte attrattiva in ambienti eversivi, non è certo una novità. Già nel 2018 era stato creato il termine far-right CBRN terrorism, argomentandolo con dati e statistiche di attacchi terroristici, per lo più negli Stati Uniti.

Il ruolo delle piattaforme di messaggistica globali

Tuttavia, dai primi di dicembre del 2019, dal momento in cui il coronavirus è comparso “ufficialmente” in Cina, l’assunto del ricorso ad armi biologiche come strumento destabilizzante e stragista è stato ripreso e così ampiamente dibattuto da numerosi utenti riconducibili all’estrema destra radicale di varie provenienze geografiche. Un dibattito, che si è sviluppato su piattaforme di messaggistica globali quali Telegram e Gab, social media quali 4chan o video come BitChute – per citare le più sfruttate – tale da allarmare gli addetti al contrasto al terrorismo e all’eversione violenta di ogni dove, anche in Europa. Vi sono stati eventi in passato (il massacro con salmonella in Oregon nel 1984 da parte del gruppo Rajneesh, o quello chimico con il gas sarin da parte del giapponese Aum Shinrikyo nel 1995) e numerosi riferimenti più recenti in testi-cult (The Turner Diaries, Biology for Aryans, The White Resistance Manual), video e addirittura nelle dichiarazioni di testamenti/manifesti ideologici di soggetti – Breivik, il killer di Utøya, e Tarrant dell’attacco a Christchurch in Nuova Zelanda -, che testimoniano il decennale interesse dell’estrema destra eversiva e degli ambienti neo-nazisti per le armi biologiche e chimiche.

Obiettivo finale: provocare il panico e destabilizzare una nazione

Antrace, botulino, cianuro, ricina, i più citati nella messaggistica e nei video tracciati, sono tutte armi non convenzionali a cui fa riferimento il poliedrico mondo dell’estrema destra radicale nella sua propaganda on line. Sono considerate armi “facili e a buon mercato”, caratterizzano un modo di fare guerra “anonimo” e soprattutto sono “efficaci per l’obiettivo finale”, che non è fare un alto numero di vittime (la quantità, normalmente, non è mai un obiettivo prioritario per i terroristi), ma piuttosto screditare il governo legittimo agli occhi dell’opinione pubblica, perché di fatto incapace a garantire la sicurezza e, con essa, anche la buona salute della sua popolazione. Di fondo, quindi, quelle batteriologiche sono considerate un tipo di arma per incutere paura e fobie da contagio (da cui il terrore generalizzato), alimentare insicurezza (“governo incapace”), che è poi l’obiettivo degli attacchi terroristici di ogni genere, anche di quelli di matrice jihadista e, di conseguenza, destabilizzare una nazione.

Coronavirus, potenziale arma di distruzione di massa

Che quelle batteriologiche siano armi difficili da reperire e conservare è, a quanto pare, un problema relativo per costoro ed è ciò che è emerso dalle dichiarazioni apparse ultimamente nelle piattaforme chat sopra elencate. In quelle conversazioni non sono mancate istruzioni su come trasformare il Covid-19 in un’arma (weaponize the virus), come e dove impiegarla (“via saliva”, o addirittura “bottiglie di Covid in spray” nelle periferie “non bianche”), con la chiara identificazione degli obiettivi da colpire (immigrati, neri) e i relativi vantaggi che si potrebbero acquisire con attacchi su ampia scala. Insomma, l’emergenza da pandemia Covid-19 ha risvegliato i peggiori istinti stragisti, trasformando quel virus in una potenziale arma di distruzione di massa anche se, e si spera, limitatamente all’ambiente virtuale della messaggistica e del darkweb. Ma riporre speranze che sia un fenomeno transitorio, non deve far abbassare la guardia. Ciò che maggiormente preoccupa, infatti, è che l’eterogeneo e sino ad ora frammentato universo dell’eversione violenta dell’estrema destra e di quella neo-nazista di ogni dove del mondo occidentale pare abbia trovato nel Covid-19 l’incentivo ad utilizzarlo quale ‘potenziale arma di distruzione di massa’.

L’eco lugubre della race war, la guerra razziale

Ciò che è evidente in quelle conversazioni è, infatti, una visione comune circa uno strumento offensivo, finendo per avvicinare quei soggetti e, peggio, aggregandoli, amplificandone l’eco dei loro messaggi d’odio. Ne emerge così un potenziale movimento unito, globale di estrema destra violenta. Tutto ciò è arricchito, inoltre, da una buona dose di xenofobia e antisemitismo, cavalli di battaglia del radicalismo della destra estrema e di quello neo-nazista. Per costoro la responsabilità esclusiva della Cina per il Covid-19 è una certezza assoluta, con inevitabile rilancio di slogan xenofobi contro l’intero mondo asiatico, a cui si aggiungono gli stranieri, per lo più immigrati in generale sino ad arrivare al “complotto ebraico” e di Israele, sempre presenti in quelle deliranti esternazioni. Il concetto di race war, o guerra razziale, fra popolazione locale (bianca) e quella immigrata, soprattutto se dai caratteri fisici differenti, torna così in auge e prende consistenza reale, passando dalle vaghe dichiarazioni programmatiche on line ad una concreta eventualità nelle strade e piazze di molte realtà urbane. Da qui l’allarme per la sicurezza sociale di numerose realtà nazionali occidentali.

Il combinato disposto di terrore e decrescita economica

Inoltre, i lockdown imposti globalmente hanno indotto un freno alla crescita economica, ribassando previsioni circa i Pil e le produzioni nazionali, elevando i rischi per un aumento della disoccupazione e dell’inflazione: tutti argomenti cari ai sostenitori del cosiddetto “accelerazionismo”, anch’esso di estrema destra xenofoba, secondo i quali sollecitare al massimo il sistema capitalistico anche e soprattutto nei suoi aspetti negativi, assecondando le diseguaglianze sociali e la disoccupazione, favorirebbe la destabilizzazione costituzionale di uno Stato, al punto da ricreare ex novo una nazione di soli bianchi (etnostato). Questo è il loro scopo finale, ultimo. Per alcune di queste frange più estreme, (i suprematisti bianchi sono l’esempio più noto e visibile), l’emergenza da Covid-19 offre, quindi, l’occasione per poter confermare la superiorità della razza bianca e del suo dovere nel combattere la “guerra razziale” se non addirittura avviare un’ennesima guerra civile (è il caso dei boogaloo statunitensi contro il governo “a guida ebraica” di Washington), perché il governo legittimo, da costoro definito “sistema”, è l’unico responsabile, attraverso la difesa dei diritti delle minoranze e l’accoglienza dei migranti (in questo caso quelli cinesi), della fine dell’identità dell’uomo bianco (Movimento Identitario). Non meraviglia, quindi, che la campagna di odio alimentata in rete dall’estrema destra radicale, già peraltro presente da tempo, sia in parte responsabile degli scontri sociali degli ultimi mesi di emergenza Covid-19, soprattutto negli Stati Uniti, con toni che giungono addirittura a suggerire attacchi anche di singoli individui, di lupi solitari. Non è un caso, infatti, che alcuni osservatori vedano in questi movimenti una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti maggiore di quella del terrorismo di matrice jihadista.

Le speranze criminali del suprematismo bianco

Insomma, con l’emergenza sanitaria da pandemia, i lockdown imposti e prolungati oltremodo, le conseguenze economiche e sociali devastanti per numerose realtà anche in Occidente, unitamente ai già notevoli problemi di convivenza con periferie a forte presenza di migranti, il ritorno dell’immigrazione clandestina nel Mediterraneo e le inevitabili diseguaglianze che ne derivano, sono tutte condizioni per un non così remoto cortocircuito della sicurezza di numerose realtà nazionali. Martin Lindsted, fra i più seguiti esponenti del suprematismo bianco e per l’identità cristiana, già negli anni ’90 affermava:

“L’inevitabile guerra biologica che sta per arrivare sarà una cosa buona per noi, per la nostra Resistenza, se saremo pronti alle sue conseguenze […] il dissenso interno diventa infatti letale quando le forze anti-regime fabbricano, e quindi usano, armi batteriologiche contro lo Stato di polizia che ammazza e opprime il suo popolo”.

Parole che, si spera, non suonino come previsione di tempi bui in un futuro a noi vicino anche se, al momento, almeno, hanno già trovato forte eco in un pubblico di piazze virtuali. E la potenza di queste ultime nel fare proselitismo, lo abbiamo imparato dal fallimento delle Primavere arabe e il conseguente rafforzamento del fenomeno jihadista, ha valenza ed ascolto maggiori di quelle reali, palcoscenico di lotte improvvisate non sempre vittoriose.



Posted on: 2020/07/15, by :