Bonus, libero arbitrio e paternalismo di Stato

di Emanuele Davide Ruffino
e Germana Zollesi |

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Prendere coscienza che qualsivoglia fatto economico comporta sempre una contropartita (in termini ragionieristici sintetizzati con in Dare e Avere), produce inevitabilmente un certo senso di disagio, oltre al rischio di essere considerati portatori di malaugurio (delle moderne Cassandra). Promettere ed elargire bonus accresce invece il consenso e, se ben strutturati tali bonus possono costituire un indispensabile propellente per la diffusione dei cosiddetti merit good (beni meritori), per il cui soddisfacimento lo Stato esercita un certo grado di paternalismo, sovvenzionandone la diffusione, così come la predisposizione di regolamenti risulta indispensabile per una corretta convivenza civile. Tutto bene, se non fosse che l’eccesso, o un loro non corretto utilizzo, rischia d’inficiare le facoltà di libero arbitrio, senza le quali non si può vivere, essendo un bisogno fondamentale dell’uomo (oltre che, per i credenti, un dono divino).



Merit good e merit want, “nipotini” del New Deal rooseveltiano

Una società orientata ai principi del welfare è chiamata ad incentivare il consumo dei beni meritori e, prima ancora, a sostenere un humus culturale in cui si affermino bisogni ( merit want) e consumi in grado di generare esternalità (concetto noto anche come “benessere collettivo” “vantaggio sociale” o “economie esterne”). Il principio s’ispira al Flood Control Act del 1936, uno degli ultimi anni del New Deal rooseveltiano, documento pubblico emanato dal Congresso americano nel quale si definisce desiderabile (e, di conseguenza, da attuarsi) un progetto i cui benefici, “chiunque ne goda”, superino i sacrifici.

Le nostre società hanno ampiamente acquisito il concetto che la costruzione e il mantenimento di opere o il predisporre attività di utilità sociale, non possono essere eseguite dal privato, poiché il profitto che se ne potrebbe ricavare, in termini monetari, non potrebbe mai ripagare il singolo investitore o il piccolo gruppo sociale. Questa difficoltà accresce inevitabilmente la necessità di maggiori conoscenze su come e quali effetti, l’intervento pubblico o l’associazionismo privato, possano realizzare nell’ambito delle opere la cui utilità ricade, direttamente o indirettamente, anche su soggetti non interessati e che non sono direttamente chiamati a sostenerne i costi.

Se l’importanza del sostegno pubblico ai merit good è ampiamente riconosciuta, non è però vero il contrario: cioè che a ogni intervento pubblico corrisponda un’azione socialmente valida (in ultimo, gli interventi dei vertici Toyota e Volvo che denunciano come gli attuali incentivi alle auto elettriche rischiano di produrre diseconomie e aumentare l’inquinamento). I bonus (se non cadono in un atteggiamento riconducibile all’eloquio di Cetto La Qualunque) possono costituire un incisivo strumento per indirizzare il sistema verso la realizzazione di esternalità, se correttamente gestiti.

L’efficacia della norma deriva dalla conoscenza della norma stessa

Il concordare regole di convivenza costituisce l’indispensabile presupposto per la realizzazione di qualsivoglia modello sociale da associare alla cosiddetta potestà primaria in capo alla Costituzione e alle Leggi: ne deriva che l’esistenza delle attuali organizzazioni è data dal fatto che queste si sono rese più efficienti delle loro alternative, nell’aiutare i soggetti a decifrare e governare la realtà. Il benessere e la vitalità sociale sono la conseguenza delle norme che si riescono ad adottare, comprendere e interiorizzare, in una logica che vuole la Società obbligata a intervenire sia attraverso la sua potestà regolamentare, sia come possibilità d’imperio, allorquando il singolo cittadino non dispone di una visione completa degli eventi. Per rendere efficace una norma, oltre che con strumenti coattivi, occorre che ogni individuo sia messo a conoscenza delle finalità della norma stessa, anche al fine di poter determinare preventivamente i propri comportamenti economico-sociali.

L’impressionante produzione regolamentare di questi ultimi tempi porta a sollevare il problema dell’aderenza dei comportamenti del singolo e della collettività al generarsi di un eccesso di norme. Anche il cittadino più istruito ed attento può conoscere solamente una frazione infinitesimale delle disposizioni poste in essere, ponendo così un problema di consonanza e di contiguità tra quanto deciso e quanto applicato nella realtà. Più volte il legislatore si è dovuto ripetere nell’affermare la validità di una norma in quanto il sistema non solo l’ha disattesa, ma proprio non l’ha conosciuta o considerata come norma. Ne consegue una disaffezione alle norme che porta non solo a contestare i contenuti del singolo emendamento ma a diffidare del sistema, ipotizzando che questo sia governato da forze estranee e, quindi, più che da contrastare, da disattendere in toto.

Consumi e interessi non trasparenti: pericolosa deriva del sistema

Il concetto secondo il quale ogni persona ha la facoltà fisica ed intellettuale di sviluppare un proprio pensiero autonomo e di scegliere gli scopi del proprio agire (nel senso che la possibilità di scelta trova origine nella persona stessa e non in forze esterne) viene ricondotto al principio del libero arbitrio. La facoltà del volere umano di scegliere liberamente, di operare e di giudicare, permette all’individuo di esercitare, nel concreto, una sua domanda autonoma di beni e servizi, rendendo così possibile, una piena attuazione del “libero mercato” e, soprattutto, la realizzazione di una consapevole convivenza sociale, quale soggetto attivo e partecipe. Se però il consumo è condizionato da un eccesso di bonus o altri incentivi che compromettono la possibilità di esprimere le proprie preferenze e il sistema che regola i rapporti, si presuppone che esso sia viziato da interessi non trasparenti in grado di manipolare le opinioni del singolo; dunque, ad essere messi in discussione sono gli stessi asset portanti della società. Il rendersi conto del problema è forse il primo antidoto per contrastare una pericolosa deriva decadente e ridare al ruolo regolatore del sistema la capacità di influenzare positivamente i comportamenti sociali.



Posted on: 2020/12/26, by :