Dalla “Spagnola” al Coronavirus

di Guido Leo |

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Si leggono spesso, su vari rotocalchi non specialistici, più o meno forzati tentativi di paragonare l’attuale Covid-19 a simili episodi del passato, ed in particolare alla storica influenza (letale) della “Spagnola” del 1918-20. Cerchiamo quindi, in queste poche righe, di evidenziare le similitudini e differenze tra i due eventi pandemici.

Virus che colpiscono popolazioni “vergini”

Indubbiamente, entrambe sono malattie virali a trasmissione aerea, che hanno colpito una popolazione “vergine”, che non aveva precedente esperienza con il patogeno. Ma qui finisce la somiglianza, tra l’altro estendibile in maniera del tutto sovrapponibile a moltissime altre malattie virali, dal vaiolo alla poliomielite, dal morbillo alla varicella o alla parotite. E, quindi, di cosa parliamo? Al contrario sono molto più significative le differenze: l’influenza colpisce prevalentemente le prime vie aeree, e le eventuali complicazioni polmonari sono dovute a sovrainfezioni batteriche, la Covid-19 può interessare una moltitudine di organi e apparati, e le complicazioni sono di natura immunoallergica e solo raramente, e tardivamente, batteriche. Inoltre l’infezione da coronavirus è spesso pauci/asintomatica, e i sintomi possono essere vari e ingannevoli, al contrario dell’influenza che ha sintomatologia tipica in tutti gli individui colpiti. La letalità dell’influenza, infine, è quasi esclusivamente legata all’età avanzata o importanti patologie preesistenti, quella della COVID è almeno in parte indipendente da detti fattori di rischio.

Similitudini e differenze

Si tratta, quindi, di malattie profondamente diverse per le quali ogni paragone serio (cioè scientifico) sarebbe da evitare, per non cadere in conclusioni confuse e contradditorie, troppo spesso evocate da personaggi pubblici, anche di una certa importanza. Però, qualcosa dall’influenza spagnola possiamo imparare. Per quella malattia, come per la COVID 19, mancano farmaci specifici o ad alta attività, ciò che ci ha costretti a trattamenti empirici o di supporto probabilmente utili, ma certo non risolutivi, soprattutto, ci ha costretto al lockdown (confinamento in italiano). È forse su quest’ultimo aspetto che le similitudini tra le due malattie diventano più pregnanti. La spagnola, infatti, si protrasse per oltre due anni con andamento ondulante, tipicamente più aggressivo nei mesi freddi e remissioni in estate. Il che comportò, nell’illusione della scomparsa del virus, l’allentamento delle misure (abbandono delle distanze sociali e delle mascherine) che a sua volta causò una nuova impennata del numero delle vittime (la famosa “seconda ondata”).

Non cadiamo nella trappola del virus

Se la storia è “magistra vitae” noi, oggi, non dovremmo correre questo rischio, ma dobbiamo fare moltissima attenzione a non cadere nello stesso inganno cui soggiacquero i nostri progenitori, quello di confondere le fluttuazioni stagionali delle virosi respiratorie con l’estinzione delle stesse. E dunque distanze e, ove ciò non fosse possibile, mascherine chirurgiche per tutti, almeno finché non sarà disponibile l’auspicata vaccinazione (chi è no-vax, batta un colpo, ma dopo essersi fatto un giro per le rianimazioni, mi raccomando). Purtroppo, ad osservare ciò che succede in questi giorni, non c’è da essere molto ottimisti, e nessun onesto tecnico della materia si sorprenderà se, prima o poi, sarà il coronavirus a sorprendere tutti noi!



Posted on: 2020/05/19, by :