Diversità. 2008, John McCain riconosce pubblicamente la sua sconfitta contro Obama

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Il 4 novembre del 2008, il candidato repubblicano John Mc Cain parlò dal palco a Phoenix, in Arizona, per riconoscere davanti ai suoi sostenitori e militanti di partito, la vittoria di Barak Obama, 44° presidente degli Stati Uniti. È un discorso che riproponiamo nei suoi passaggi più incisivi. Sono trascorsi poco più di 12 anni, eppure sembra un’altra Era. E lo è, dinanzi all’attacco dei manifestanti pro Trump al Congresso degli Stati Uniti. E lo è nell’ascoltare l’annuncio del presidente in carica Donald Trump che afferma di non voler presenziare alla cerimonia d’insediamento del suo successore Joe Biden. Dunque, non è più tempo di rimanere impassibili. Chiunque creda nei valori democratici non può guardare dall’altra parte, perché nell’aver tollerato troppo a lungo il degrado del linguaggio, dei comportamenti violenti e delle rozzezze nella società, come nella politica, c’è un pezzo di responsabilità che investe ognuno di noi. È il momento dunque di produrre un moto di pensiero autentico che produca movimento ideativo di reale cambiamento per rimettare al centro atti e non solo parole di valori condivisi.

Amici miei, siamo arrivati alla fine di un lungo viaggio. Il popolo americano ha parlato e ha parlato chiaramente. Poco fa, ho avuto l’onore di chiamare il senatore Barack Obama per congratularmi con lui per essere stato eletto come nuovo presidente del paese che entrambi amiamo.

In una sfida lunga e difficile come è stata questa campagna elettorale, il solo fatto che Obama abbia vinto basta a guadagnargli il mio rispetto, per la sua abilità e la sua perseveranza.

[…] Questa è un’elezione storica e io riconosco l’importanza speciale che essa possiede per gli afroamericani, e il particolare orgoglio che devono provare stanotte.

[…] Il senatore Obama ha ottenuto un grande risultato per se stesso e per il suo paese. Io lo applaudo per questo e gli porgo le mie sincere condoglianze per il fatto che la sua amata nonna non sia riuscita a vivere per vedere questo giorno, anche se la nostra fede ci assicura che lei riposa in pace alla presenza del suo creatore e che è estremamente orgogliosa del brav’uomo che ha contribuito a crescere.

[…] Esorto tutti gli americani che mi hanno sostenuto a unirsi a me non soltanto per fargli le congratulazioni per la sua vittoria, ma per offrire al nostro presidente la nostra disponibilità e i nostri sforzi più convinti per trovare dei modi per marciare uniti, per trovare i necessari compromessi, per superare le nostre divergenze e per contribuire a riportare la prosperità, a difendere la nostra sicurezza in un mondo pericoloso e a lasciare ai nostri figli e nipoti un paese più forte, un paese migliore di quello che noi abbiamo ricevuto.

[…] Io sono profondamente grato a tutti voi per il grande onore che mi avete fatto dandomi il vostro appoggio e per tutto quello che avete fatto per me. Vorrei che fosse andata in un altro modo, amici miei. La strada era in salita fin dall’inizio. Ma il vostro sostegno e la vostra amicizia non ha mai vacillato. Non ho parole sufficienti per esprimere quanto sia debitore nei vostri confronti.

[…] Questa campagna è stata e rimarrà il più grande onore della mia vita. E il mio cuore è colmo soltanto di gratitudine per questa esperienza e di gratitudine verso il popolo americano per avermi dato ascolto prima di decidere che fossero il senatore Obama e il mio vecchio amico, il senatore Joe Biden, ad avere l’onore di guidarci per i prossimi quattro anni.

[…] Non sarei un americano degno di questo nome se dovessi rimpiangere un destino che mi ha offerto lo straordinario privilegio di servire questo paese per cinquant’anni. Oggi ero candidato alla carica più alta di questo paese che tanto amo. E questa notte rimango al suo servizio. È una fortuna sufficiente per chiunque e per questo ringrazio il popolo dell’Arizona.



Posted on: 2021/01/08, by :