Ecco che cosa si attende il mondo da Joe Biden

di Pietro Terna |

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Il 21 novembre si è tenuto il G20 di Riad, il primo ospitato in un paese arabo, con tutti i partecipanti in video conferenza. Nessuno ha dovuto occuparsi dei contestatori, anche se probabilmente in Arabia Saudita non si sarebbero comunque presentati. Ufficialmente, il tema centrale è stato la distribuzione dei vaccini; con la partecipazione solo online è difficile immaginare colloqui paralleli nei corridoi. Stiamo vivendo un momento che solo nove mesi fa sarebbe stato inimmaginabile.

Da un lato, il mondo trema per un contagio difficile da controllare. I cento anni seguiti alla conclusione dell’influenza “spagnola” (1920) hanno conosciuto virus insidiosi come l’HIV, terrificanti come l’Ebola1, e altri tutto sommato minori: in tutti quei casi la scienza e la tecnologia hanno mostrato la capacità di reagire alle avversità. La diffusione della Covid-19 è stata accompagnata da troppe affermazioni tanto perentorie quanto contradditorie, che hanno confuso le persone: in tutto il mondo compaiono comportamenti non razionali, anche estremi.

Dall’altro lato, il più potente leader del mondo, cioè il presidente degli Stati Uniti, si sta trasformando nel più pericoloso capo di stato, con l’ostinato e quasi infantile rifiuto a riconoscere la realtà, sia che si tratti del ruolo Cina, oppure della pandemia, sia della propria sconfitta. L’Economist2 ha recentemente titolato (nostra traduzione) “Le democrazie devono fare squadra per affrontare la Cina nella tecnosfera – È necessaria una solida alternativa all’approccio autocratico della Cina”. È un compito formidabile, per il bene di tutti, colosso asiatico compreso. Un compito che richiede una guida.

Tutti guardano a Joe Biden, che deve scrollare dalle spalle degli Stati Uniti una politica fatta di ritorsioni anche molto specifiche, come sulla rete G5 e su TikTok, una futile applicazione per i telefonini. Intanto la Cina stava preparando il RCEP, l’accordo3 per la Regional Comprehensive Economic Partnership, firmato il 15 novembre a Hanoi tra i Paesi dell’Association of Southeast Asian Nations (Asean)4 e i leader di Cina, Giappone, Australia, Corea del Sud e Nuova Zelanda. Si tratta della più ampia area di libero scambio del mondo. Una volta in vigore, dopo i due anni previsti per le ratifiche, comprenderà circa un terzo della popolazione e del Pil mondiale. Altro che litigare su TikTok! La conseguenza razionale è un riavvicinamento tra Stati Uniti e Europa in tema di economia, concertazione e accordi commerciali. Purtroppo, la ferita dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea grava su tutti, in termini politici e economici: certo su chi resta, ma ancor più su chi lascia.

Qual è la forza di Biden? Molto dipende dal voto del 5 gennaio, previsto per rimpiazzare due senatori. Se il presidente avrà una solida maggioranza, potrà agire rapidamente e con forza, altrimenti dovrà esercitarsi in estenuanti mediazioni, cosa di cui è certamente capace, ma è proprio il tempo a mancare. Molta dell’azione di Biden dipenderà anche dalla società Usa, che cambia molto più di quanto espresso dalla presenza del voto per Trump nel grande corpo centrale della nazione. La Florida (che ha votato Trump) ha approvato un referendum che porta il salario minimo a 15 dollari, l’Arizona (che ha votato Biden, ma in modo risicato) ha aumentato le tasse ai ricchi per pagare la scuola pubblica e il Colorado (pro Biden) ha deciso il congedo familiare pagato. Nel 2018, l’Oklahoma (65% a Trump) votò per espandere la sanità pubblica.5 Sui grandi temi, insomma, c’è ampio spazio su cui lavorare.

In economia, Biden deve creare lavoro vero, rafforzando l’occupazione fiaccata dalla pandemia, ma che già negli anni di Trump era disseminata di lavoretti e povertà6. Deve anche sgonfiare in modo dolce la bolla delle quotazioni a Wall Street, prima che esploda. Due compiti difficilissimi. Ha sulle spalle una massa monetaria, come liquidità generata per sussidiare l’economia e le famiglie in questi mesi di disastro, che nessuno avrebbe potuto immaginare in tempo di pace. Una stima indica la liquidità mondiale in 80mila miliardi di dollari, una grandezza molto vicina al Pil globale. Sono grandezze tra loro non in relazione diretta, ma la liquidità non può sensatamente corrispondere alla capacità di comperare per cassa tutto quanto è prodotto in un anno nel mondo, da parte di qualcuno. L’inflazione non si manifesta, perché le persone hanno paura e risparmiano, rinviando moltissimi acquisti, ma in tanti iniziano a temere che si metta in moto e Biden non può esordire con una ventata inflazionistica, quanto meno subito.

Il mondo attende da Biden attenzione all’ambiente, collaborazione in campo sanitario, lotta alla povertà e alle diseguaglianze: tanti obiettivi e poche risorse nel mezzo di una crisi mai vista. L’unica risposta è la ripresa della collaborazione mondiale, con l’occhio puntato alle grandi scelte globali, mentre la Cina cammina verso l’Europa (la Via della seta) e aumenta la presenza in Africa. Spetta ora a Biden mostrare con mano ferma non le armi, ma la convenienza per tutti nel ragionare sulle compatibilità e sugli accordi, tra tutti.

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1Si veda a https://www.isi.it/en/news-events/previsioni-epidemiologiche-su-le-scienze-alessandro-vespignani-racconta-la-straordinaria-battaglia-della-data-science-contro-le-pandemie il ruolo dello studioso italiano Alessandro Vespignani e della torinese Fondazione ISI.
2Democracies must team up to take on China in the technosphere – A robust alternative is needed to China’s autocratic approach, 19 novembre 2020, https://www.economist.com/briefing/2020/11/19/democracies-must-team-up-to-take-on-china-in-the-technosphere.
3 https://rcepsec.org.
4Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Tailandia e Vietnam.
5 https://sbilanciamoci.info/cosa-aspettarsi-dalla-presidenza-biden/.
6 http://www.laportadivetro.org/economia-usa-e-getta/



Posted on: 2020/11/23, by :