I “corpi intermedi” alla prova del Coronavirus

di Adriano Serafino|

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Nel pomeriggio di lunedì prossimo, 16 novembre, palazzo Chigi ha convocato la triplice sindacale, Cgil, Cisl e Uil. I leader delle organizzazioni dei lavoratori, da Maurizio Landini, a Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri, incontreranno il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Tra i punti qualificanti segnati in agenda dal governo, la legge di bilancio, la riforma fiscale e la partecipazione dei sindacati all’utilizzo dei finanziamenti del Recovery Fund, la sicurezza sui luoghi di lavoro, oltre alla necessità di delineare un percorso per la riforma degli ammortizzatori sociali, esigenza diventata prioritaria nell’emergenza Coronavirus.
I sindacati ritornano dunque ad occupare un ruolo di primo piano nel rapporto con i vertici istituzionali, dopo anni di reale difficoltà, se non addirittura di indifferenza palesata dai governi del passato, anche recente. La cronaca ci offre dunque lo spunto per osservare più da vicino qual è stata ed è oggi la dimensione sindacale nel quotidiano, la dimensione delle organizzazioni del mondo del lavoro che con un termini sociologico sono definite “corpi intermedi”. La riflessione è affidata ad Adriano Serafino, ex dirigente di primo piano della Cisl torinese fino agli anni Novanta, protagonista per decenni di grandi battaglie per il lavoro e la sua tutela.


Corpi intermedi è un’espressione sempre più ricorrente nel linguaggio politico, molto meno in quello sociale, tra i cittadini. Per essi s’intendono le formazioni sociali che rappresentano e si autorappresentano in particolari settori o luoghi della società civile, ponendosi in posizione “intermedia” tra privato e pubblico. A queste formazioni fa riferimento l’art.2 della Costituzione indicandole come il luogo (associazioni, cooperative, sindacati, parrocchie, circoli, partiti, ecc.) dove si manifesta la personalità umana; un insieme di soggetti che si aggregano liberamente in gruppi per sviluppare la personalità di ciascuno, per rispondere ai bisogni di molti e per partecipare alla vita democratica del Paese. I Governi degli ultimi vent’anni hanno allargato o ristretto le consultazioni con i cosiddetti corpi intermedi, rimanendo comunque ben lontani dallo spirito della norma costituzionale: non certo per sola responsabilità dello Stato (Governo o Regioni che siano), ma pure dei corpi sociali che si sono trasformati sempre più in gruppi di governance autoreferenziali, meglio sarebbe dire di comando, anch’essi ben lontani dallo spirito dell’art 2 costituzionale.
Succede anche per il sindacato, per le tre principali confederazioni Cgil,Cil,Uil che associano su base volontaria oltre 11,5 milioni di associati, di cui circa il 50 per cento pensionati, un settore sociale crescente e sempre più rilevante nella società dei prossimi decenni. Eppure il sindacato italiano negli anni ’70 – con un innovativo rapporto con i lavoratori chiamati all’azione dopo essere stati coinvolti direttamente nelle decisioni sulle richieste e sulle strategie – svolse il ruolo di soggetto politico, partecipato, conseguendo in quegli anni riforme di gran rilievo sociale come ad esempio: la Costituzione sui luoghi di lavoro con lo Statuto dei Lavoratori, l’assistenza universale gratuita nella sanità con la costruzione del Servizio Sanitario Nazionale, sui diritti civili, sulla scuola, sulla casa.

Quelle che dovrebbero diventare “le priorità delle priorità”


In tempo di Covid, quando si perdono le sicurezze primarie per l’assistenza, per la salute e per il lavoro, le Confederazioni Cgil-Cisl-Uil possono ancora contribuire a creare nuova coscienza solidaristica, consultando i lavoratori tramite le centinaia di migliaia di Rsu elette di norma con percentuali oltre il 70 per cento, proponendo la condivisione su pochi punti che stanno sulle dita di una mano, cioè le “priorità delle priorità”, tra le quali ne indico due:

• Una nuova rimodulazione e turnazione degli orari settimanali di lavoro, con riduzione di quello giornaliero, con conseguente trasformazione “dell’orologio della città” per i servizi, in primis per i trasporti, per tutti i settori del privato e della Pubblica Amministrazione. Di norma su tre turni giornalieri con orario ridotto a 5 o 6 ore, e con il sostegno degli ammortizzatori sociali (Cig) per garantire il livello di salario delle 8 ore. I trasporti pubblici, una delle principali occasioni di contagio, ridurrebbero di molto la loro pericolosità distribuendo su più fasce i flussi principali. Le mense aziendali potrebbero essere sospese. Le ore coperte da Cig utilizzate per formazione universale sulla digitalizzazione (siamo tra i paesi più analfabeti in tal campo in Europa), per un’informazione di base sulla natura e rischi del Covid, ovvero per una politica di prevenzione nel paese. I miliardi dei sussidi sarebbero ben spesi e cambierebbe anche la caratteristica meramente assistenziale al reddito.

• Per i rinnovi contrattuali aperti e futuri porre al primo posto la salute, per l’immediato e come prevenzione. Significa in pratica trasformare parte delle richieste salariali in certificati aziendali di tutela della salute, come ad esempio, per le aziende sopra un tot di lavoratori: un’assicurazione per tutti i dipendenti e famigliari per i rimborsi per le spese mediche e paramediche per contagi pandemici, la predisposizione di sala medica aziendale per rapidi test e tamponi per covid. Questi due punti non sono ancora “priorità delle priorità” del sindacato odierno, che ha presentato da tempo un lunghissimo elenco di “bisognerebbe”. Tantissime priorità in pratica porta a non scegliere, a non averne!

I due punti sopraccitati sono a volte presenti nella retorica delle dichiarazioni, in particolare quando si è nel territorio, ma svaniscono man mano che si sale di livello nella democrazia delegata del sindacato, al vertice scompaiono. Non sono certo presenti al tavolo delle consultazioni nazionali con il governo e neppure nelle trattative dei contratti dove la riduzione orario rimane agganciata al solo criterio dell’aumento della produttività, come nel secolo scorso prima dell’avvento dell’era informatica.
Quando si parla del sindacato odierno serve – per capire la trasformazione avvenuta in corpo intermedio ben lontano dall’art.2 – un riferimento alla vita e al funzionamento del grande apparato organizzativo-decisionale dei dirigenti sindacali a tempo pieno, praticamente a vita: la sola Cisl con poco più 4 milioni di iscritti ne conta ben 36.600; per le tre confederazioni si può stimare una cifra sulle 90.000. È un capitolo poco conosciuto. Il nostro sito www.sindacalmente.org si occupa da anni anche di questo, in particolare per il mondo Cisl. Qualche referendum, anche solo tramite RSU (sono qualche centinaia di migliaia) sulle “priorità delle priorità”, in tempo di covid, sarebbe un buon segnale per far ritornare i corpi intermedi allo spirito dell’art.2 della Costituzione.



Posted on: 2020/11/14, by :