“I shot the sheriff” versione 6 gennaio 2021

di Emanuele Davide Ruffino|

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C’era una volta lo sceriffo del mondo, era americano, non possiamo neanche dire bianco, perché gli eroi americani degli ultimi decenni hanno un altro colore (Quentin Tarantino docet con il suo “Django Unchained, interpretato da Jamie Foxx)F, così come gli alti gradi dell’esercito (in primis il generale Colin Powell, capo di stato maggiore, un mito tra i militari che hanno combattuto nella Guerra del Golfo). Come si possa passare da sceriffi del mondo ad arruffoni rivoluzionari è difficile da spiegare: ed è proprio lo stupore di chi ha sempre visto la Statua della Libertà come l’emblema stesso della democrazia, il sentimento dominante di queste ore dopo l’Assalto al Potere versione trumpista. Saranno in tanti a dire che i prodromi di questa decadenza già erano visibili da tempo e Trump ci ha messo le impronte digitali, ma non può essere il solo capro espiatorio. Sono le nostre società che rincorrono gli estremismi, togliendo lo spazio al dialogo.

Sicuramente “fa più rumore un albero che cade e non una foresta che cresce”: l’America è stata ed è la Patria non solo di elaborazioni democratiche, ma dei diritti civili da cui il mondo ha sistematicamente attinto. Ovviamente non su tutto si può essere d’accordo, ma che si sia guardato a quella Nazione come un costante riferimento fa parte della Storia. Il tutto non può essere guastato da alcuni pittoreschi esagitati. Forse anche gli americani faticano a capirsi (noi italiani è da anni che non ci capiamo) ma lì la cosa sembra oggettivamente più grave. Rimane però il problema di capire come mai l’estremismo prenda così piede e con esso la ricerca dell’attacco e della denigrazione dell’avversario e non cercare di capirne le ragioni (oggi il politico più bravo è quello che riesce ad insultare in modo più incisivo gli altri contendenti).

Per rimanere in America, quella del 6 gennaio non è l’unica pecca: manifestazioni di intolleranza si sono registrate anche in campo democratico a cominciare dalle cadute di stile tra Obama e Clinton. Personaggi come Al Gore e McCain devono essere riportati agli onori della cronaca per aver condotto battaglie politiche dure nei contenuti, ma nei parametri del confronto democratico. Si votava Al Gore o McCain (due sconfitti di lusso) perché si condividevano i contenuti, non per il colore della pelle o perché si viveva in una determinata zona. Oggi, considerato il loro livello intellettuale e di stile, si voterebbe tranquillamente uno dei due semplicemente per il senso dello Stato dimostrato. La libertà è anche acquisire una maturità sociale ed individuale, tale da poter esprimere il voto scevro da altri condizionamenti: un mondo ideale che sembra allontanarsi sempre più. In futuro si dovranno proibire manifestazioni per la paura che queste degenerino in violenza, si dovrà oscurare quello che dice un personaggio pubblico perché ritenuto falso e pericoloso, si sarà portati a diffidare su tutto ciò che si ascolta… ed a rimetterci sarà la stessa democrazia. Chi sarà legittimato a far intervenire la Guardia Nazionale, chi ad interrompere un’intervista, chi potrà oscurare un social network: il pericolo è che verranno ridotte le libertà che il mondo occidentale aveva fatte proprie, giustificando così quanto accade in altre parti del mondo.

“I shot the sheriff”, cantava Bob Marley. E allora si è ora alla ricerca di “chi ha sparato allo sceriffo” o, per dirla nella nostra lingua, “chi ha ucciso l’uomo ragno”. E probabilmente si farà , un sondaggio per cercare un colpevole per l’attentato alla democrazia americana, ma il vero colpevole è la nostra stessa società che è degenerata in una forma di decadenza difficile da decifrare. E così mentre i giornali di tutto il mondo si dilettano a dissertare sull’insurrezione armata americana, le Borse di tutto il mondo snobbano elegantemente l’accaduto. Forse un domani si scriverà che l’episodio, non fosse per i morti, ha permesso di riacquistare il senso della democrazia: non è importante se si vota di martedì come da tradizione americana (speriamo almeno che non si degeneri a tal punto da creare sette coalizioni, una per ogni giorno della settimana), se si vota per posta, se hanno diritto al voto anche quelli under 18 e via dicendo. Quello che si deve ricostruire sono regole del gioco certe e verificabili cui tutta la collettività deve potersi riconoscere e non solo per le regole elettorali (gli assembramenti visti durante il lockdown lasciano parecchio dubitare del senso civico di noi occidentali). Parafrasando un aforisma musicale si può ricordare che “la democrazia è bella anche se caotica”, ma soprattutto rimane la forma di governo più rispettosa per gli essere umani. Anche quella americana non è perfetta, e su questo Trump ha elargito ampie lezioni, ma non per questo si possono buttar via 2500 anni di storia, da Pericle ad oggi, senza proporre un modello alternativo. La forza di Biden sarà quella di ridare unitarietà d’azione facendo presto dimenticare l’accaduto perché il mondo ha ancora bisogno del ruolo guida americano del diffondere la democrazia e, se non lo fa l’America, per il momento non si vedono all’orizzonte altri sceriffi affidabili ed ancora in vita, quindi piano con “I shot the sheriff”. Posted on: 2021/01/07, by :