Investire a Torino: per una volta esageriamo!

di Pietro Terna|

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Con i giorni un po’ più freddi di fine ottobre, sono arrivate le manifestazioni di protesta: alcune civilissime, altre fomentate da chi movimenta i “cottimisti”1 della violenza metropolitana che, come abbiamo visto nei filmati, sono anche dei ladruncoli. All’estero abbiamo visto ben di peggio, quindi non impressioniamoci, ma ricordiamo che occuparsi di Torino vuol anche dire capire i problemi dell’ordine pubblico. Anche quelli, almeno in parte, derivano dai problemi economici.

L’Economist del 22 ottobre2 ricorda che quando il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa fu pubblicato, nel 1958, l’Italia era all’opposto della decadenza. Il suo PIL era raddoppiato tra il 1951 e il 1963, e nel 1973 era cresciuto di altri due terzi. Gianni Agnelli era di casa dai Kennedy. La campagna del terrore delle Brigate Rosse, i cui primi segnali si erano manifestati nel 19703, aveva scosso il mondo del business per oltre un decennio, ma non lo aveva paralizzato. L’Olivetti era diventata il secondo produttore di computer al mondo, dietro l’IBM. La Montedison era la settima azienda chimica del pianeta. Mediobanca rivaleggiava con Lehman Brothers e con Lazard tra le banche d’affari. Benetton portava i maglioni colorati alle masse; Giorgio Armani, Gianni Versace e Dolce & Gabbana portavano l’eleganza a Wall Street e a Beverly Hills. Sin qui l’Economist. Aggiungo: Armani compariva tra le grandi firme del Gruppo Finanziario Tessile di Torino. Torino era uno dei poli significativi del mondo, in una Italia che era una delle grandi economie del pianeta. Ora è necessario pensare di nuovo in grande, esagerando!

Prima di tutto l’area a cui guardare: non è quella del comune di Torino, ma l’Area Metropolitana, come riferimento istituzionale, e la prima e la seconda cintura di municipi intorno al capoluogo, per definire un tessuto economico e sociale omogeneo. Il passo in più è quello di considerare la caratteristica metro-montana della nostra realtà, che ne fa un comprensorio di grande interesse paesistico e culturale, con notevoli capacità di attrazione. Quindi l’Area Metropolitana considerata come bacino di servizi e funzioni, ma anche da interpretare come territorio unico da promuovere, per bellezza, storia e cultura, come spazio integrato di vita e lavoro. Per questo è molto importante il servizio ferroviario metropolitano, che realizza un’utilissima rete di collegamenti. Un’area di questo tipo si presta a una promozione internazionale, per attrarre funzioni produttive di alto livello, difendendo e soprattutto sviluppando la funzione dell’aeroporto. Ora occorre veramente esagerare, con un elenco di opere e con l’invito di aggiungerne altre.

Il Parco della Salute che, dopo una gestazione lunghissima, può finalmente diventare un progetto operativo per l’azione dei prossimi anni. Nel documento “Torino 2030 sostenibile resiliente” (un gran brutto titolo, in realtà) che si trova online nel sito4 del Comune di Torino, il tema è liquidato in tre righe su 105 pagine, con la descrizione “Parco della Salute, della Ricerca e dell’innovazione (Psri): il complesso dell’Università di Torino sorgerà all’interno dell’area ex Avio-Oval e sarà costituito da quattro poli funzionali, connessi tra loro”. Questo è minimalismo autolesionistico, dimenticando che cosa comporta, da qui al 2030, la realizzazione del progetto di uno dei più innovativi poli sanitari d’Europa, con le attività di cura, ricerca e sperimentazione, preparazione dei futuri medici, integrazione di nuove attività produttive.

La connessione ferroviaria internazionale di Torino, con la linea ad alta velocità attraverso il Frejus, ricordandoci che la vecchia galleria fu voluta da Cavour e costruita dall’ingegnere Sommeiller, mentre in parallelo era in realizzazione la ferrovia del Moncenisio, che arrivò per prima, ma ebbe un periodo di attività brevissimo, con l’apertura del tunnel. Se Cavour avesse fatto solo calcoli economici a breve, non avrebbe mai proposto quell’impresa; la stessa considerazione vale contro gli oppositori “economici” dell’opera, che si perdono nei calcoli e nelle previsioni; poi ci sono gli oppositori radicali, avversari di ogni forma di progresso, per i quali non esiste alcun calcolo. Dell’opera dell’alta velocità tra Torino e Lione, il documento “Torino 2030 sostenibile resiliente” non fa cenno. Liquida in una riga e mezza lo sviluppo della metropolitana di Torino, che invece è indispensabile per costruire una città moderna, in cui sia realmente facile vivere e lavorare. E sempre con l’obiettivo di esagerare che ci siamo dati, Torino ha bisogno di fare un altro grande passo avanti urbanistico. Negli ultimi 25 anni, il Piano Regolatore di Gregotti e Cagnardi ha ridisegnato una parte della città; ora occorre un altro slancio di trasformazione, che sappia offrire a Torino e all’intera area metropolitana nuove occasioni di rinnovamento.

Per ultime, ma solo come elenco, le occasioni di innovazione produttiva (i diversi progetti per la realizzazione di innovation o manufacturing center), dando valore al patrimonio ancora vivo dell’industria e del terziario più progredito. Occasioni che, in stretta collaborazione con gli atenei, devono poter trovare da un lato gli strumenti per rendere operativa l’innovazione generata dalla ricerca e dall’altro saper attrare nuove attività nella nostra area. Per questo non si può che auspicare che la città sappia dipanare la matassa complessa delle iniziative che sono in fase di proposta o primo sviluppo, ma che rischiano di non decollare per la mancanza di un disegno coordinato e di una guida sicura.

Sempre per le attività produttive, l’occasione più avanzata è quella dell’I3A, il nascente Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, di cui Torino ospiterà la sede principale: ricerca di altissimo livello, ma anche polo di attrazione e collaborazione con le attività produttive, senza sovrapposizioni, ma con sinergie, nei confronti di chi opera nel mercato.


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1https://www.laportadivetro.org/wp-content/uploads/2020/10/model.menandro2_docx.pdf
2Italy SpA offers an object lesson in corporate decline – How the leopard lost its spots in https://www.economist.com/business/2020/10/22/italy-spa-offers-an-object-lesson-in-corporate-decline.
3Nel 1970 le Br passano dalla distribuzione clandestina di volantini agli incendi di auto di dirigenti fino alla distruzione, il 25 gennaio del 1971, di tre automezzi pesanti sulla pista prova pneumatici della Pirelli a Lainate.
4http://www.comune.torino.it/torinosostenibile/documenti/TO2030_COMPLETO_web.pdf

Posted on: 2020/11/02, by :