La Covid-19 e la catena rotta del tempo

di Claude Raffestin|

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La pandemia della Covid-19 ci ha messi nell’incapacità di gestire correttamente il tempo, cioè l’articolazione del passato, del presente e del futuro. La gestione del tempo necessita la presa in conto del quotidiano o presente, del passato, la nostra storia e del futuro, i nostri progetti. Relativamente al passato, siamo stati incapaci di ritornare alla storia delle malattie del passato per spiegare alle nostre popolazioni come non si deve perdere il sangue freddo. Certo, il virus attuale non è quello della peste o di un’altra delle gravi epidemie di cui abbiamo storicamente memoria, ma le decisioni da prendere immediatamente per evitare la contaminazione si assomigliano senza dubbio, almeno in una certa misura.

Nessuno storico, a mia conoscenza, è intervenuto per spiegare come reagirono le popolazioni e le autorità e come fosse opportuno gestire il presente con l’aiuto del passato. Abbiamo dimenticato la storia o se si preferisce la nostra memoria collettiva: senza memoria non c’è civiltà possibile. La storia che scrivono le società non è solo una cronaca per ricordarsi avvenimenti piacevoli o spiacevoli, ma si tratta di un accumulo d’informazioni nel quale è possibile ritornare per informarsi e per cercare risposte ai problemi del presente.

Spesso non sappiamo usare la storia come fa, per esempio, la polizia per indagare e arrestare i criminali. L’informazione che non sappiamo analizzare e usare utilmente può trasformare un incidente naturale in catastrofe umana. I paesi minacciati dai terremoti, almeno quelli più accorti, lo sanno bene e indicano ai cittadini le precauzioni da prendere a ogni momento, basandosi sull’esperienza degli eventi precedenti. Allo stesso modo, dei comportamenti non adatti a una situazione nuova, che modifica la nostra vita quotidiana, possono rendere il presente invivibile o creare dei gravi problemi, se non ne vengono adottati dei nuovi, più adatti. Occorre allora che si sappia accettare tutti una limitazione delle nostre libertà per preservare la vita collettiva. Gestire la vita quotidiana in caso di pandemia, significa prendere delle misure che per un certo tempo sono coercitive.

È evidente che queste decisioni devono essere giustificate dalla situazione reale. Forse la cosa più difficile da ottenere in un paese democratico, senza dubbio quella che dà origine al più gran numero di abusi, è proprio l’accettazione collettiva di queste misure. Che, nell’ideale, non devono durare più di un tempo ragionevole con il rischio, in caso contrario, di essere qualificate come dittatoriali. Qui ancora, l’informazione storica accumulata deve essere sfruttata pienamente, per inspirarsi a esempi vissuti nel passato.

Naturalmente, la gestione del tempo presente è molto difficile e implica una disciplina individuale rigorosa. Rimane la gestione del futuro cioè imparare a sapere anticipare i rischi per affrontarli il più efficacemente possibile. Purtroppo non abbiamo preso l’abitudine di fare dei piani per immaginare le reazioni possibili in caso di catastrofe, di disastro o di qualunque rottura grave in un ecosistema naturale o umano.

Esiste una catena del tempo, che va dal passato al futuro, che ci può offrire in ogni momento dell’informazione funzionale che ci aiuti a capire che cosa fare e dell’informazione regolatrice per aiutarci a limitare i danni e le distruzioni. Mi pare, purtroppo, che durante la pandemia la catena del tempo si sia rotta e che dovremmo fare tutto il nostro possibile per ricostruirla e per trarne degli insegnamenti per le molte decisioni che dovremo prendere per il futuro.



Posted on: 2020/09/11, by :