La Libia rilascia i pescatori di Mazara del Vallo. Prigioniera di Haftar rimane soltanto l’Italia…

di Menandro|

|

Ritornano. I 18 pescatori di Mazara del Vallo sono stati liberati e dalla Libia hanno messo la prua dei loro motopescherecci verso le coste della Sicilia. La loro prigionia è durata 108 giorni. Le autorità libiche hanno deciso che l'”ospitalità” offerta in quattro prigioni diverse e in condizioni precarie era sufficiente per espiare la violazione di un reato della legge libica che non è chiaro, così come non è chiaro da più di un anno chi comanda in Libia. Ma nulla è chiaro in tutto la vicenda. Non lo è il comportamento del governo italiano e della Farnesina, Grandi Assenti per un tempo lunghissimo, fino a quando non è cominciato un tam-tam sui social e sull’informazione che reclamava una posizione chiara sui doveri dell’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, e sui diritti dei prigionieri. Doveri che il generale, personaggio ambiguo, misura in rapporto alle attenzioni che il mondo occidentale gli riserva nello scontro che l’oppone al presidente Fayez al Sarraj, secondo una secolare guerra tribale per il controllo dello “scatolone di sabbia”, che il colonnello Gheddafi aveva “congelato” per oltre 40 anni.

Congelata come la ricchezza libica: quasi 24 miliardi di dollari, che giacciono all’estero dalla caduta del rais, principalmente nelle banche di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia. Una delle questioni “in sonno” di cui Haftar vorrebbe discutere per dare ossigeno alle sue milizie con cui aumentare la pressione sul suo avversario al Sarraj. Non deve dunque stupire se al generale Haftar i 58 milioni di euro che l’Italia ha trasferito alla Libia in seguito ad un accordo bilaterale, gli stuzzicano soltanto l’appetito come un sacchetto di pop corn durante la visione di un film. Tantomeno non deve stupire se più di tre mesi fa, dinanzi a Stati che fanno finta di nulla per non decidere nulla, i pescatori si siano ritrovati nel mezzo di una storia più grande di loro, inspiegabile con i comuni metri di conoscenza della gente comune.

Sono infatti decenni, accadeva anche ai tempi di Gheddafi, che i motopescherecci isolani sono sequestrati dalle motovedette libiche. E il motivo ufficiale del contendere, il diritto esclusivo di pesca dello stato costiero, raramente coincideva con le ragioni delle Libia che sul piano prettamente del diritto ha ragione, in assenza di accordi di natura privatistica. Ma quale Libia ha ragione? Quella di Al Sarraj o di Haftar, cioè di due padroni con i quali l’Italia tratta su tavoli diplomatici distinti, come se esistessero giuridicamente de facto due Stati sovrani. Ora, se non vi era ancora chiaro perché 18 pescatori sono stati gettati nelle prigioni libiche e vi sono rimasti per 108 giorni dal 1° settembre, si rivedano le scene del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri ospiti nel covo di Haftar, nei pressi di Bengasi.



Posted on: 2020/12/18, by :