La politica sanitaria in Italia. Parte decima

di Gian Paolo Zanetta|

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Ogni storia che si rispetti deve avere una conclusione, così pure dovrebbe essere per la storia della sanità italiana. In realtà no: la tutela della salute, in una società avanzata, non avrà mai fine, continuerà e si trasformerà, ma sarà sempre al centro dell’attenzione di cittadini e di Governi, essendo il bene primario da tutelare. La vicenda pandemica ha rappresentato comunque una svolta per il servizio sanitario nazionale e lo stesso perdurare del rischio di ripresa del contagio costringe ad affrontare le emergenze del sistema, che in questi mesi si sono manifestate.

Le risorse del Mes occasione irrepetibile di cambiamento

Il punto centrale del cambiamento sarà rappresentato dai finanziamenti europei e dalla modalità del loro utilizzo. Non sono affascinato dal dibattito sui rischi derivanti dal finanziamento Mes, perché ritengo che la discussione politica sul loro utilizzo, puramente dettata da ragioni elettorali, sia stucchevole e dannosa: le risorse devono essere utilizzate nella loro totalità, in quanto il complesso delle risorse è un’occasione irripetibile per consolidare e trasformare la nostra sanità e contemporaneamente il nostro Paese. Certo è che i progetti e gli interventi previsti, e la strategia complessiva che sta a monte, devono essere credibili e portare ad una trasformazione reale del servizio, affinché quella trasformazione sappia coniugare centralità del paziente ed innovazione. Del resto, i mesi di pandemia hanno evidenziato tre ambiti, nei quali avviare immediatamente il cambiamento del sistema, superando la logica punitiva dei tagli:
1) rapporto integrato territorio e ospedale (questa è la sequenza logica) per garantire una rete di interventi che assicuri la corretta presa in carico e continuità assistenziale del paziente;
2) gestione attiva della cronicità, cambiando il paradigma di assistenza all’anziano, che non va considerato mai un peso per la società;
3) porre la prevenzione della salute, la tutela e il rispetto dell’ambiente al centro della programmazione e dell’azione del sistema.

La soluzione dal triangolo virtuoso Europa-Stato-Regioni

Ma la massa di finanziamenti europei che dovrebbero “investire” il nostro paese deve trovare alcune vie preferenziali, i cui capitoli sono: – innovazione tecnologica e ricerca
– ammodernamento rete ospedaliera
– informatizzazione e digitalizzazione
– umanizzazione della rete dei servizi
– formazione continua del personale sanitario, nelle due direzioni cura della persona e sviluppo tecnologico. È forse troppo semplice oppure è solo un libro dei sogni? Scartiamo entrambe le ipotesi.
Il sistema ha retto, pur con difficoltà e con alcune lacune, la pressione della pandemia, ma deve innovarsi, se non vuole perdere le posizioni che negli anni ha acquisito. E deve essere la politica ad indicare la via maestra, superando, come abbiamo già sottolineato, il processo di definanziamento del sistema. Che cosa serve? In primo luogo, più Europa nella definizione di strategie comuni e concrete nella tutela della salute e della ricerca. Secondo, più Stato, nella definizione di un disegno univoco sulle grandi aree strategiche (emergenze, investimenti, formazione e obiettivi) attraverso un Piano sanitario nazionale, da anni abbandonato, condiviso con le istanze regionali. Ancora: più rispetto della centralità della persona, più etica, più attenzione ed assunzione di responsabilità nella trasformazione della sanità attraverso le tecnologie (non dimentichiamo che questa ultima parola deriva dal greco, da téchne, “il saper fare” e logos, la parole e il pensiero). Infine, più discernimento diffuso nella conoscenza e nella trasformazione del rapporto uomo-scienza, verso un nuovo umanesimo della salute. In sintesi, più riflessioni in libertà di fronte ad un grande cambiamento nella risposta al bisogno di salute, che è sempre anche bisogno di relazione, di rispetto e di responsabilità.



Con questa decima parte si conclude l’articolato viaggio dedicato alla politica sanitaria nel nostro Paese dal Secondo dopoguerra ad oggi. Ma le riflessioni, come ha anticipato lo stesso Gian Paolo Zanetta, non finiscono qui. La Porta di Vetro sarà lieta di accogliere e ospitare interventi e commenti sul tema della salute che rimane il pilastro della convivenza civile e dell’attenzione che la società deve saper rimandare indistintamente a tutti i cittadini e a coloro che il nostro grande e solidale Paese è nella possibilità di accogliere.

Posted on: 2020/09/29, by :