Platone, Aristotele e noi al tempo del Coronavirus

di Emanuele Davide Ruffino
e Germana Zollesi |

|

L’individualismo delle nostre società tende a focalizzare nell’uomo l’unità di misura di tutte le cose, accentuando così l’attenzione sul recettore delle informazioni. La crescita culturale registrata in molte realtà induce però ad una diversa “ricezione” della stessa notizia, generando reazioni profondamente diverse. Nella nostra società viene immessa una tale quantità di informazioni per cui nessun soggetto ascolta e/o presta attenzione alle stesse notizie e, contemporaneamente, tutti i soggetti conoscenti, recepiscono le notizie in base alla loro cultura e in base al loro retroterra culturale, cioè in modo diverso uno dall’altro. In questo contesto, dove qualcuno riesce a mettere in discussione che il Covid-19 sia realmente esistito (o le teorie sull’utilità delle mascherine), addivenire ad un senso comune e, di conseguenza, collaborare per far muovere la società verso una direzione comune, diventa man mano più complesso, ancorché necessario. A sua volta l’oggetto della conoscenza non è più un fattore neutro, ma un assemblaggio di informazioni gestite da poteri sempre più estranei all’essere delle singole popolazioni.

Una nuova scoperta: l’eremitaggio urbano

Il coronavirus ha obbligato ad nuovo modo di vivere: isolamento dagli altri esseri umani, pur mantenendo la possibilità di acquisire un’infinità di informazioni, anche se spesso contraddittorie tra loro. I primi eremiti si isolavano volontariamente dal mondo per vivere solitariamente: l’eremita urbano viene isolato e si rifugia in una realtà virtuale per mantenere contatti con il mondo. Ne deriva una mancanza di confronto diretto con altri soggetti, sostituita dalla possibilità di enunciare sensazioni sui social, gestite in modo da far incontrare chi la pensa in modo simile: ciò induce ad una selezione che porta a confrontarsi solo tra chi è “affetto” dalle stesse sensazioni, con conseguente radicalizzazione nei propri convincimenti. L’eremitaggio forzato, anziché accrescere i momenti di riflessione, accresce reazioni disordinate: dagli assembramenti ingiustificati, alle liti per eccessi di vicinanza coatta. Il funzionamento della società provoca inevitabilmente un costo di sistema, ma l’alternativa eremita non sembra essere una soluzione. Le complessità della nostra società urbana, hanno indotto e inducono a formare meccanismi di comunicazione senza la guida di un’autorità (e ciò potrebbe anche essere sinonimo di libertà), ma anche senza una morale comune che ne stabilisca logica e demarcazioni (e ciò è sinonimo di caos). In passato, le autorità erano riconducibili a ruoli politici, militari e religiosi che attraverso processi di contrattazione pre-regolata gestivano i fenomeni sociali. Oggi tali figure sono state sostituite da opinion leader, da imprenditori sociali, da manager di sistema ed altri soggetti in grado d’influenzare la società, senza però riuscire a governarla compiutamente.

L’apprendimento della conoscenza, dall’Iperuranio a Internet

Fin dagli inizi della storia della filosofia, molti pensatori ed in particolare i sofisti, hanno posto in risalto la difficoltà del singolo di giungere ad una conoscenza perfetta: tra essi Gorgia mise in dubbio la comunicabilità e persino la possibile esistenza di una qualsiasi conoscenza vera, mentre Protagora mise in evidenza la soggettività irriducibile e la relatività di ogni esperienza.

Parimenti, altri pensatori hanno sostenuto la perfezione delle idee in quanto tali: il mondo dell’Iperuranio di Platone è l’iconoclastica espressione della perfezione della concezione di un mondo di idee. Il problema, già evidenziato dalle dottrine socratico-platoniche, è che la conoscenza non è sempre percepibile direttamente dall’uomo. La conoscenza di Socrate si muove dal monito “io so di non sapere” e da qui fa partire la sua speculazione filosofica, in quanto una cosa la sa (quello di non sapere), quindi il sapere esiste.

Pensare che internet sia una specie di mondo dell’iperuranio dove si possano trovare tutte le conoscenze possibili, può sicuramente costituire un sogno moderno, ma ancora lontano dal realizzarsi. Sempre utilizzando il linguaggio platonico, non si può neanche immaginare che internet costituisca un contenitore di idee genuine o “innate”, ma queste derivano da una serie di fattori, non conosciuti, né conoscibili dal singolo.

Le montagne (difficili da scalare) del sapere sul web

L’uomo, con internet, può sicuramente acquisire un’infinità di informazioni, neanche immaginabili solo pochi decenni or sono, ma non vi è alcuna garanzia sulla veridicità di tali notizie e, in ogni caso, non vi è garanzia che il modo di acquisizione, attuato da un singolo individuo, sia quello esatto ed esauriente. Se, secondo Platone, anche ciò che si riesce a vedere e a toccare, non è che una copia imperfetta delle forme pure (studiabili solo con la musica, la matematica e la filosofia), a maggior ragione anche quello che si acquisisce tramite i social non dà garanzia di affidabilità e di corrispondenza al vero, senza un’adeguata anamnesi delle informazioni che ci raggiungono. Torna semmai utile richiamare alla memoria la razionalità aristotelica, che però presupponeva una “base esperenziale”, non sempre verificabile nel mondo virtuale.

Il problema di “organizzare la conoscenza” nell’attuale contesto, nasce dal “bombardamento” di informazioni cui si è sottoposti, che non permette la percezione di un sapere assoluto e neppure la capacità di discernere cosa risulta d’interesse. Già Oscar Wilde, riferendosi alla borghesia, diceva che “s’interessa di tutto ciò che non è di suo interesse”. Occorre però chiedersi quali sono i caratteri costitutivi delle informazioni che bisogna conoscere, le condizioni e i criteri di validità con cui si devono acquisire, ed infine le possibilità di rielaborare il tutto, al fine di poter ottenere sufficienti conoscenze per giungere ad un’opinione ragionata, avendo però ben presente che il formulare un’opinione non è ancora scienza. Inizia così la ricerca della corrispondenza tra le informazioni proposte e le informazioni che servono per poter formulare dei concetti e dei giudizi conoscitivi sugli argomenti d’interesse ed, in primis, sulle scelte sociali che un individuo – dotato di libero arbitrio – è tenuto a compiere, quale attore protagonista della collettività in cui è inserito.

Empiricamente, i giudizi conoscitivi esprimono processi di connessione tra intuizioni, idee e ragionamento, che hanno la loro origine nel modo di procurasi le informazioni. Il processo però non avviene in modo automatico, ma come spiega il materialismo dialettico, tramite una faticosa conquista che si corregge e arricchisce in continuazione.

Protagonisti o presunti tali al supermercato delle idee

L’accertamento della verità si deve basare su una presa di coscienza diretta dei fenomeni o sulla possibilità di elaborare un sufficiente numero di elementi per giungere a un più alto livello di cognizione. Questo processo si realizza attraverso un incessante lavoro di ricerca e di verifica delle elaborazioni effettuate, in una costante corrispondenza tra intelletto e realtà.

Con Internet, il processo di conoscenza muove le sue mosse, in primo luogo, dalla discernita della massa di informazioni disponibili e la conseguente ricerca di un metodo per acquisire le informazioni necessarie. Fattori fino ad oggi trascurati, in quanto si partiva dal presupposto che, maggiore era la massa di informazioni che si riusciva a raccogliere, maggiore era la possibilità di realizzare concetti veritieri. Oggi invece, l’abbondanza delle informazioni disponibili nell’iperuranio del mondo virtuale, porta ad introdurre un momento preliminare della conoscenza, in cui si stabilisce quale metodo di selezione s’intende adottare, consapevoli che, da detta scelta, può discendere la validità di tutti i successivi ragionamenti. I claud rappresentano un “deposito di informazioni” di dimensioni non più gestibili dal singolo, ma che possono essere condizionati e gestiti da terzi. Se è vero che Facebook ha condizionato il voto di milioni di americani, inglesi e italiani, non è così peregrino domandarci che cosa può fare sui nostri comportamenti sociali, sulle nostre paure e sui nostri consumi (e, in parte, Covid-19 è figlia di questo contesto).

L’Iperuranio di Platone era il mondo perfetto delle idee: internet è un deposito dove non siamo più noi i custodi. È come se entrassimo in un supermercato delle idee, dalle dimensioni illimitate, dove perdiamo la percezione del reale e dell’utile, in compenso ci fa sentire, ogni giorno, superesperti di qualche cosa.



Posted on: 2020/07/22, by :