Se l’Europa svolta, è merito anche dell’Italia

di Daniele Viotti |

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Il discorso tenuto questa mattina da Ursula Von der Leyen davanti al Parlamento Europeo era naturalmente attesissimo. Era atteso perché ci si aspettava di capire quali prospettive vuole darsi l’Unione Europea e quali prospettive la presidente della Commissione Europea vuol dare all’Europa. Ma era molto atteso anche per fare il punto di quanto fino ad ora è stato fatto soprattutto in merito alla pandemia che ha sconvolto il nostro continente, il mondo intero e le nostre vite.

La presidente ha fatto come ci si attendeva, forse più un resoconto delle decisioni già assunte, ma non si è fermato a questo. Ha parlato di tutte le questioni che attraversano l’Unione compresa, ci tengo a sottolinearlo, la necessità di superare il Regolamento di Dublino in tema di immigrazione. Importante ribadirlo, anche se non certo una novità, specie nel Parlamento Europeo che già nella legislatura scorsa aveva abbondantemente superato Dublino. Furono poi i governi e gli Stati nazionali che decisero di stoppare quella riforma. Ma del discorso di Ursula Von der Leyen mi interessa concentrarmi su alcuni aspetti che sicuramente sono stati riportati e saranno riportati dalla stampa, ma che hanno un significato più ampio e molto più profondo per il nostro Paese.

Sto parlando naturalmente dei lunghi e approfonditi riferimenti che la Presidente ha fatto al Next generation EU cioè al fondo per la ripartenza dell’Unione Europea. Quel fondo da cui l’Italia attingerà 209 miliardi di euro. È un fatto, e ne abbiamo già parlato, che l’Europa – anche e soprattutto con quel Fondo – ha vissuto e sta vivendo una svolta vera e propria nelle proprie politiche e nelle proprie determinazioni. Certo non possiamo dimenticare i rallentamenti, non possiamo dimenticare le difficoltà, non possiamo dimenticare i veti che qualche paese ha provato a mettere ma è un dato di fatto che l’Unione Europea sta cambiando direzione.

Resta, però, un non detto. Resta qualcosa di sottaciuto che invece andrebbe raccontato: la determinazione con cui l’Italia ha dato la spinta fondamentale a questo cambiamento. Sia chiaro, l’Italia non ha ottenuto tutto quel che voleva: ci sono ancora passi da gigante da fare. Ma l’attivazione di quel piano, l’ammontare complessivo dell’investimento, l’indicazione delle modalità di spesa e persino il parziale sistema di finanziamento sono obbiettivi che l’Italia insieme ad altri Paesi come Francia e Spagna si era data. Il 30 per cento dell’ammontare complessivo del Fondo avverrà sul mercato, cioè l’Unione Europea emetterà delle obbligazioni, farà insomma degli eurobond. Anche se non si potranno chiamare così perché poi i Paesi frugali, rigoristi, si arrabbiano.

Insomma varrebbe la pena, forse, provare a concentrarci meno sui banchi con le rotelle per farne polemiche infinite e strumentali per provare a difendere alcune parziali e iniziali “conquiste” che non hanno colore politico. Se poi si volesse fare uno sforzo, si potrebbe anche provare a riconoscere i meriti del lavoro di ministri come Gualtieri e Amendola che conoscono bene le istituzioni europee, sanno come muoversi e che risultati concreti si possono ottenere con un duro lavoro di trattativa.

La Presidente Von der Leyen questa mattina ha citato quattro volte l’Italia nel suo discorso. In una di queste ha annunciato che il prossimo anno si svolgerà in Italia una Conferenza mondiale sulla sanità. Che, dati i tempi che viviamo e probabilmente vivremo ancora, potrebbe essere un evento di portata straordinaria. Non mi nascondo che la notizia può essere accolta in due modi: o sotto forma di risarcimento dovuto (siamo il Paese per primo colpito in maniera devastante dalla pandemia) o sotto forma meritocratica (un riconoscimento per come abbiamo affrontato – a livello di comunità – le conseguenze del virus). Opto senza dubbi per il secondo, non soltanto per lo spirito di sacrificio condiviso, ma per le capacità che pochi altri hanno dimostrato.



Posted on: 2020/09/16, by :