Storia della sanità, capitolo XXII:
la medicina agli ordini dei Cesari

di Emanuele Davide Ruffino
e Germana Zollesi |

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Fu l’esercito di Giulio Cesare, il primo ad utilizzare in battaglia un corpo specializzato di medici (i cosiddetti medici legionari) che attraverso un apposito strumento provvedevano ad estrarre le frecce dai corpi dei soldati feriti sul campo di battaglia senza lacerare ulteriormente le ferite. Era una specie di cucchiaio con i bordi leggermente rialzati che si faceva scorrere sotto la freccia: la punta della freccia veniva bloccata e si riusciva ad estrarla senza slabbrare ulteriormente la ferita.

Con la riforma voluta dall’imperatore Augusto, successivamente, veniva fatto obbligo all’esercito romano di prevedere un medico per ogni coorte e due per quelle in prima linea. I medici dipendevano dal comandante della piazza e da un medico capo, che spesso era anche il medico personale del comandante stesso. L’assistenza ai feriti veniva prestata direttamente sul campo, ma i casi più gravi venivano ricoverati nel valetudinarium in castris, gli ospedale da campo in cui trovavano impiego anche infermieri, massaggiatori ed inservienti.

L’esercito diventa la prima educazione sanitaria di massa


Presso gli eserciti era trasportato e custodito il materiale di fasciatura, ma ogni singolo soldato disponeva di una propria dotazione e, soprattutto, veniva istruito sull’arte di applicare i bendaggi. Le necessità dell’esercito portarono cioè ad interpretare la sanità anche come un insieme di conoscenze che dovevano essere diffuse e condivise tra i più, indipendentemente dall’essere o meno un operatore sanitario. L’importanza dei militari nella vita della Roma imperiale fa sì che questa predisposizione si trasferisse in tutta la società. I soldati una volta ritiratisi veniva loro spesso offerto un appezzamento di terra, al quale si dedicavano. Ma così facendo portarono in tutti i luoghi della Roma augustea quelle conoscenze, comprese le meticolose tecniche di bendaggio, a disposizione della collettività di riferimento. Fu la prima azione di educazione sanitaria di massa.

Oltre alle fasciature i miliziani appresero anche quelle nozioni volte a garantire sicurezza ed efficienza anche sotto il profilo sanitario. Se la non interferenza dello Stato nella vita privata fu tendenzialmente rispettata, ciò non avvenne in seno all’esercito: il rispetto di dette norme divenne un obbligo e il non rispetto delle accortezze igieniche, un atto d’insubordinazione. Il contributo maggiore offerto dalle milizie romane alla sanità però è da ricercare nella cura con cui venivano predisposti gli ospedali da campo. Alcuni scavi archeologici hanno, infatti, permesso di portare alla luce parecchi strumenti inequivocabilmente destinati a fini chirurgici. Negli accampamenti più grandi veniva, in genere, predisposta una grande sala, con una rete di scarichi a pavimento che serviva per assicurare le cure ai militari feriti in battaglia.

Dalla cura dei gladiatori alla profilassi per i legionari nei territori di conquista


Un’altra significativa domanda di servizi sanitaria sorgeva dalle arene. I gladiatori (di solito schiavi addestrati al combattimento individuale con varie armi) rappresentavano un vero investimento per i loro padroni, i quali avevano tutto l’interesse a mantenerli in vita e soprattutto in salute. Anche i gladiatori risultati vincitori al duello riportavano parecchie ferite, spesso anche profonde. Mantenere questo capitale diventava un imperativo e quindi si era disposti a spendere per disporre di bravi medici e chirurghi. Se, da un lato, i romani attrezzarono delle infermerie per “restaurare” i militari feriti e i gladiatori, grandi attenzioni venivano pure prestate alla lotta contro le malattie veneree.

Maestri nello stabilire delle condizioni igieniche nei luoghi occupati, le legioni, dovendosi spostare con rapidità anche fuori dei territori ancora non colonizzati, non potevano disporre di adeguate protezioni sotto un profilo igienico. In effetti, i miliziani, per ragioni professionali, dovevano muoversi continuamente e spesso frequentavano ambienti dove l’igiene proprio non era costume. Di conseguenza appena s’insediava un presidio militare subito si provvedeva alla costruzione di Lavatrinae o gabinetto di decenza, del balneum derivato dall’antico Balaneion e poi, appena la conquista si consolidava, si dava avvio alla costruzione di vere e proprie terme e di ginnasi destinati alle cure balneari e idropiniche, oltre che all’attività sportiva.

La nascita delle Terme, oasi di pace e di benessere


Famoso è il bagno nella Pompeiana casa del Fauno, col triclinio, la cucina, il calidario, il tiepidario (manca il frigidario) e la latrina. Per il riscaldamento si provvedeva direttamente utilizzando il focolare o con un praefurnium, una specie di forno posto sotto le vasche. Queste fornaci poste sotto i pavimenti (ipocausti) avevano sostituito i vecchi bracieri e rispetto a questi ultimi garantivano meno fumo e una circolazione più uniforme dell’aria riscaldata (nelle terme di prima classe venivano infatti predisposte pareti con canne fumarie all’interno, proprio per garantire uniformità distributiva, simile a come oggi si predispone il riscaldamento sotto il pavimento in alcune abitazioni).


Posted on: 2020/11/20, by :