Turismo e Covid-19: vincerà chi saprà adeguarsi prima e meglio alle nuove domande del mercato

di Mercedes Bresso|

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Quando ancora le frontiere di tutti i paesi europei erano chiuse e gli Stati discutevano se e dove autorizzare i propri cittadini a spostarsi per le vacanze estive, scrissi per “La porta di vetro” un articolo dal titolo “Finanziamenti a passo di lumaca, turismo penalizzato e altre follie europee”, nel quale ricordavo come le decisioni che si stavano prendendo nei diversi paesi, per impedire lo spostamento dei turisti per le vacanze estive, fossero ridicole, visto che se si analizzavano i dati sui contaminati non in valori assoluti ma in rapporto alla popolazione, di fatto la maggior parte dei paesi europei si trovava in condizioni assolutamente comparabili. Sarebbero quindi bastati accordi per assicurare nei diversi paesi comportamenti tesi ad evitare gli eccessi tipici dei vacanzieri. Purtroppo, è avvenuto esattamente il contrario: dopo le riaperture si è assistito al “liberi tutti”, con le conseguenze che conosciamo. Ricordavo inoltre, da esperta di economia del turismo, che l’Italia attuale ha un bilancio fra entrate ed uscite turistiche quasi in pareggio, poiché gli italiani sono grandi viaggiatori. Quindi se, scoraggiati dai vincoli e spinti dalle esortazioni governative e giornalistiche, a restare nel nostro paese per le vacanze, i nostri cittadini si fossero riversati sulle nostre spiagge, laghi, colline e montagne, alla fine i conti sarebbero andati quasi a posto. Ciò che, dai dati disponibili sulla stagione estiva, è regolarmente avvenuto.

Ovviamente, anche a causa delle limitazioni e regole dovute alla Covid-19, sono state privilegiate le zone da vacanza stanziale e meno le città d’arte, sono stati preferiti alloggi, ville, campeggi e camper, agriturismi, rispetto ai più tradizionali soggiorni alberghieri (e questo potrebbe segnare una svolta di lungo periodo nelle tipologie turistiche) rispetto alle città d’arte, penalizzate dalla paura dei contagi e dall’inizio dei viaggi in periodo ormai del tutto estivo e molto caldo. Ma alla fine la stagione turistica si è rivelata molto positiva, anche se ovviamente gli spostamenti di località e tipologie hanno favorito alcuni e danneggiato altri. E questo dovrebbe significare, a breve, un aiuto agli operatori sfavoriti e, a più lungo termine, la possibilità di utilizzare i fondi europei per favorire l’adeguamento delle strutture ricettive alle nuove esigenze del mercato. Soprattutto occorrerà, con l’arrivo delle stagioni fredde e con le modifiche dei comportamenti nelle aree urbane, monitorare attentamente che cosa succederà al settore della ristorazione, danneggiato dalla stabilizzazione di una parte dei posti di lavoro in modalità smart working e anche dalle preoccupazioni di contaminazione finita la possibilità di utilizzare i dehors. Anche qui si assisterà a una modifica permanente delle abitudini, che si dovrà monitorare per aiutare gli operatori ad adeguarsi ai cambiamenti. Non penso che si ridurrà la domanda di ristorazione ma piuttosto che cambieranno le abitudini, in modo che non è ancora dato conoscere.

Probabilmente per la pausa pranzo si useranno maggiormente le consegne a domicilio o le confezioni per microonde, e vincerà chi riuscirà a termine ad essere più attrattivo e conveniente. Ma questo potrebbe significare, per esempio, un aumento delle uscite serali, per cena o aperitivo, perché chi lavorerà a casa avrà maggiore voglia di uscire la sera o all’ora dell’aperitivo. Dovremo quindi evitare sia di stracciarci le vesti, sia di voler far tornare tutto come prima. Vincerà chi, sia nel turismo che nella ristorazione, saprà più rapidamente indovinare le nuove tendenze dei consumatori e ad esse adeguare la propria offerta. Se davvero siamo il paese della flessibilità e della capacità di adeguarci alla domanda, questo è il momento per dimostrarlo, sia come autorità pubbliche che come operatori privati. E ciò vale per la domanda interna, ma ancora di più per il turismo estero, che tornerà inevitabilmente con domande diverse, quindi vincerà chi per primo riuscirà a rispondervi. Per fare un solo esempio: in Italia non abbiamo una tradizione (e quindi normative e finanziamenti) di alloggi e ville destinate in permanenza alla locazione (le cosiddette residenze alberghiere), che in altri paesi godono ad esempio dell’esenzione dall’IVA, e che consentono ai privati di fare investimenti convenienti invece di sprecare soldi in seconde case sempre vuote. Di solito i proprietari hanno diritto a 3/4 settimane a loro riservate, ma devono lasciare la casa per tutto il restante periodo al gestore, che ha il vantaggio di non dover disporre di capitali elevati. Normare e aiutare lo sviluppo di questo tipo di strutture potrebbe attirare investimenti interni ed esteri e offrire un ricettivo turistico più adatto ai tempi.



Posted on: 2020/08/31, by :