Viareggio 2009: 32 morti, giustizia muta e offesa

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Viareggio come Casale Monferrato e cos’altro ancora? La prescrizione miete vittime già uccise dall’incuria e disattenzione nella sicurezza, come dall’esasperato profitto, nel caso della produzione di Eternit. Ieri la Corte di Cassazione ha assolto i 25 imputati (nella maggioranza dirigenti di società e di Fs e Rfi, tra cui Mauro Moretti) del disastro ferroviario avvenuto nell’attraversamento della stazione di Viareggio di un treno merci poco prima della mezzanotte del 25 giugno del 2009. Un boato, uno scoppio per l’uscita di Gpl da più cisterne piazzate sui vagoni, gas che si trasformò in avvolgenti fiamme che uccisero 32 persone e altre 25 rimasero ferite.


Undici anni per ottenere giustizia che davanti ai giudici della Suprema corte si traduce in una beffa amara, tragica e sorda per l’intervento della prescrizione per il reato di omicidio colposo. Undici anni in cui si è passati da una sentenza di primo grado del Tribunale di Lucca a quella d’Appello del Tribunale di Firenze che avevano giudicato colpevoli gli imputati. Esattamente come per Casale Monferrato, per le migliaia di morti dovute a mesotelioma pleurico, il tumore che si sviluppa inalando particelle di amianto. Un film già visto che lascia gli spettatori attoniti, incapaci di spiegarsi il perché di una giustizia che rinuncia ad essere giusta, mentre ai parenti delle vittime non rimane che esprimere il proprio dolore confuso nella rabbia e ai difensori della parti civili aggrapparsi all’idea che ci sarà un quarto tempo, che la storia non è finita.


L’elenco dei morti sul lavoro è chilometrico: nell’anno passato, a fine novembre erano 1.151. Lutti che passeranno in automatico davanti ai giudici dei Tribunali, delle Corti d’Appello e della Cassazione con una sola certezza: che l’ultima parola spetterà sempre e comunque alla prescrizione. Un istituto penalizzante per le parti offese, che non ha eguali rispetto ad altri Paesi, poiché non si interrompe mai e continua a decorrere anche durante il processo. Un’anomalia tutta italiana accentuata norme processuali estremamente complesse.

Viareggio, Casale, e indietro nel tempo, il pensiero corre all’ottobre del 1963, al crollo della diga del Vajont, all’acqua che travolge e risucchia gli abitanti di Longarone, al rito di processi che addirittura trasformano gli accusatori in accusati e poi condannati. L’elenco delle stragi in Italia è infinito, mescola tutto e tutti: stragi sul lavoro e stragi per terrorismo, in una sorta di melting pot che tiene insieme i fili della storia, della politica, della divisione del mondo, delle complicità e come convitato di pietra, il giustificazionismo ad oltranza.



Posted on: 2021/01/09, by :