What a MES! No, ora c’è chiarezza, ma occorre il coraggio di stampare moneta

di Pietro Terna |

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Ci risiamo1, se si parla di MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) in Italia scoppia la polemica intorno a un argomento di cui, alla fin fine, nessuno si occupa nella sostanza. Così diventa difficile analizzare i risultati dell’Eurogruppo2 di inizio aprile, quando i ministri delle Finanze Ue sono riusciti, pur con molta fatica e certamente altrettante riserve mentali, a essere concordi su una rosa importante di scelte per fronteggiare la crisi economica dovuta al coronavirus.

A dicembre, dopo che sono stati introdotti miglioramenti e precisazioni al MES, l’ISPI, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, titolava3 appunto “Fondo Salva Stati: what a MES”! Il gioco di parole era con mess, confusione, per cui: “che casino”! Ora l’Eurogruppo, per predisporre gli interventi necessari, ha messo mano anche al MES ed è ricominciata… la confusione, con l’accusa al Governo italiano, al presidente del Consiglio Conte e all’Europa intera di volerci far pagare i problemi altrui4. Detto per inciso, come ha giustamente dichiarato il presidente del Parlamento europeo David Sassoli5 – raccogliendo la consueta dose di contumelie assortite che tocca a chi si azzarda a comunicare opinioni non conformiste nei social – “Da oggi il vecchio MES salvastati non esiste più. Trasformato in SalvaEuropa, senza condizionalità, servirà per emergenza sanitaria di tutti gli Stati membri. Risorse per ospedali, personale, attrezzature utili alla vita dei nostri cittadini”. A noi spettano 37 miliardi, ha anche annotato Sassoli, mentre il nostro contributo totale al fondo è stato di 14,3.

L’Eurogruppo ha prodotto altri risultati, molto più importanti, ma ha fallito su un argomento cruciale: non tanto gli eurobond o coronabond, che sono una tecnicalità, ma la creazione di moneta per la crisi. Andiamo con ordine. Come annotavo alla fine del mio ultimo articolo6 per La porta di vetro, un accordo si sarebbe trovato; accordo che, pur oscurato da una nebbia fitta di sfumature diplomatiche e considerazioni tecniche, consentisse di stampare le banconote, dimenticando l’inesistente pericolo dell’inflazione7. Non è stato così; almeno, non ancora.

Dopo l’Eurogruppo concluso il 9 aprile abbiamo la cassa integrazione europea, denominata Sure, con 100 miliardi; la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) che può fornire liquidità alle imprese, per 200 miliardi; nuove linee di credito dal MES fino a 240 miliardi, con la possibilità di prelevare, senza condizione e a tassi vantaggiosi, un importo sino al 2% del PIL (grosso modo i 37 miliardi indicati da Sassoli); altri 500 miliardi tramite un nuovo8 strumento, il Recovery fund, che assomiglia molto ai coronabond, per la raccolta di 500 miliardi di fondi da destinare a interventi di sostegno per l’economia e la spesa pubblica. Fa mille miliardi.

Ora occorre capire con chiarezza il ruolo della BCE, per dare contenuto alle decisioni dell’Eurogruppo. Servono azioni eccezionali, a partire dalla creazione di moneta, in particolare per il Recovery fund. Lo scopo è ridurre al minimo l’aumento dell’indebitamento degli Stati, dunque serve il finanziamento monetario di una parte molto rilevante delle spese necessarie, proprio da parte della Banca centrale europea. È vietato dai Trattati, ma gli stessi sono lì per servire9 a noi cittadini, non noi ai trattati! Un precedente molto importante c’è e, udite udite, fu a favore di Francia e Germania10. La stessa Germania che ora rischia di compromettere tutto con la Corte Costituzionale tedesca che, all’inizio di maggio, è nuovamente chiamata a esprimersi sulla conformità del quantitative easing della BCE alla Carta fondamentale nazionale. Intanto la Bank of England, in accordo con il Tesoro inglese, ha deciso un ampliamento temporaneo della liquidità del Tesoro, con lo scoperto di conto. La Fed negli Stati Uniti e la Bank of Japan lo stanno già facendo. Occorre procedere, non c’è tempo.

Non c’è tempo e lo spiega molto bene una conversazione disponibile online8, organizzata dalla Royal Economic Society con gli economisti Daron Acemoglu e Jean Tirole. Non solo è urgente, ma l’azione di ripartenza è assai complessa, come chiariscono in un lavoro8 molto analitico studiosi di Oxford, Cambridge e Santa Fe: Supply and demand shocks in the COVID-19 pandemic: An industry and occupation perspective.



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1 http://www.laportadivetro.org/mes-non-e-solo-polemica/10.12.2019.pdf
2 https://www.consilium.europa.eu/it/council-eu/eurogroup/: questa volta partecipavano anche le nazioni non dell’area euro.
3 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/fondo-salva-stati-what-mes-24538
4 Sulle vicende pregresse relative al MES si veda il severo e documentato articolo di Mario Monti sul Corriere della sera del 10 aprile: https://www.corriere.it/editoriali/20_aprile_10/passo-avanti-6c8824fa-7b66-11ea-afc6-fad772b88c99.shtml
5 https://twitter.com/DavidSassoli/status/1248370959628861442
6 https://www.laportadivetro.org/imprimere-un’accelerazione-alle-risposte 08.04.2020.pdf
7 http://www.laportadivetro.org/helicopter-money-una-soluzione 21.03.2020.pdf
8 Punto 19 https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/04/09/report-on-the-comprehensive-economic-policy-response-to-the-covid-19-pandemic/
9 Sui trattati internazionali e sulla loro sospensione si veda: https://it.wikiversity.org/wiki/I_trattati_internazionali. Le_cause_di_estinzione_e_di_sospensione
10 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX:62004CJ0027 Sentenza della Corte Europea del 13 luglio 2004.
11 9 April 2020 https://www.res.org.uk/resource-library-page/covid-19.html
12 https://www.inet.ox.ac.uk/files/COVID_JobSecurity_writeup9april.pdf



Posted on: 2020/04/13, by :